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VKTRS: Gli Oasis di All Around The World

Negli anni Novanta si afferma un genere musicale che caratterizza un particolare modo di fare musica, tipico di alcune band d’Oltremanica.

Il Britpop nasce nel Regno Unito sulla scia dell’Indie rock e ha avuto origine sulla scena indipendente e underground. I gruppi più rappresentativi di questo genere sono di sicuro i Blur e gli Oasis che, nel corso degli anni, non solo si sono contesi la scena musicale, ma hanno contribuito a costruire e a rafforzare questo particolare stile.


Se qualche mese fa avevo parlato del video più rappresentativo dei Blur, Coffe&Tv, ora per par condicio mi sembrava giusto citarne uno degli Oasis. Ed è proprio per tale motivo che ho scelto All around the world del 1998.
La canzone, estratta dal terzo album della band Be Here Now, ha una durata di 9 minuti e 20 secondi e il videoclip è stato diretto dalla coppia Jonathan Dayton e Valerie Faris. Il brano è considerato uno dei più rappresentativi del gruppo, non solo perché è il più lungo di tutta la loro discografia, ma anche perché è il più costoso da loro mai realizzato. Tuttavia, c’è da precisare che la durata del video e quello del brano originale non coincidono: nel video, infatti, sono stati tagliati 3 minuti nel finale.

 


I due registi si sono ispirati al film Yellow Submarine dei Beatles ed è stato costruito tutto in animazione da un gruppo di 24 esperti che, per montare tutte le immagini, ci hanno impiegato più di sei settimane.

 


Il video si apre con una bambina che gioca con un fiore in un prato, dalla margherita si stacca un petalo che diventa la navicella della band. Gli Oasis, a bordo del loro originale mezzo di trasporto, cominciano un viaggio fantastico in una Londra animata: si imbattono in una Tower Bridge e un Big Ben di cartone, mentre sullo sfondo un uomo beve una bottiglia d’acqua che magicamente, un po’ come nel romanzo di “Alice nel Paese delle meraviglie”, si trasforma nel mare dove la navicella si imbatte in pesci dalle forme e dai colori più svariati.
Il tour prosegue per un luna park, in un campo militare, in una sorta di “palestra” popolata di uomini muscolosi, su un’isola vulcanica, fino a salire in cielo e arrivare in una sorta di “mondo delle divinità” dove, tra statue induiste e buddiste, Noal Gallagher esce dalla navicella e comincia a cantare attraverso un “megafono” colorato dal quale è possibile fare un viaggio nella gola, fino a giungere al cuore del cantante.
La band continua il suo giro intorno al mondo, fino a quando se ne allontana del tutto: nella sequenza finale l’astronave è nello spazio. Da una delle finestre s‘intravede la terra in lontananza, come se il viaggio si fosse concluso e la band stesse tornando a casa.

 


Nel video, un po’ come nel testo della canzone, gli Oasis cercano di sfuggire al mondo reale, subdolo e falso, per rifugiarsi in mondo fantastico dove tutto appare amplificato e distorto.
La realtà raccontata nel video funge da parodia alla vita e la navicella, che si muove al suo interno, è una metafora dei sentimenti della band nei confronti di un’esistenza che spesso appare “stargli stretta. Noel & Co con questo video decidono di esprimere attraverso delle sequenze animate il desiderio di dissociarsene almeno con la finzione.

Luisab

 

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