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Open Edge, l'idea contradditoria di Google

Google mette il turbo, ma non per tutti. L’idea è nata tra i vertici della grande azienda americana ma giorno dopo giorno sta prendendo piede anche fuori dalle stanze dei suoi “boss”. Nessuna intenzione di avventurarsi nel settore automobilistico, (anche se non ci trovassimo nel mezzo di una crisi economica, sarebbe una notizia quantomeno curioso), ma più semplicemente, premere sull’acceleratore (del web) per diffondere più velocemente i propri contenuti.


Nonostante il nome, “Open Edge”, il progetto sviluppato da Larry & soci, di “Open” ha ben poco: l’idea, infatti, è quella di vendere alle aziende più facoltose, che erogano servizi di banda e garantiscono la connessione, una corsia preferenziale per accedere al loro prodotto. Il tutto, e c’era da immaginarlo, a scapito delle società più povere e, di conseguenza, degli utenti meno abbienti.


Tale corsia è resa possibile dal particolare posizionamento di alcuni server di Google che, inseriti direttamente all'interno della rete di alcuni dei principali fornitori di connettività, garantirebbero a tutti i clienti di queste compagnie un accesso più veloce a tutti i contenuti della società madre del più famoso motore di ricerca.

E gli altri? Il rischio è quello di creare una nuova forma di digital divide che creerebbe un’ulteriore discriminazione tra ricchi e poveri nella rete. I diversi soggetti che operano nel mercato del web, infatti, non hanno le stesse potenzialità economiche e di conseguenza non tutti possono permettersi questo servizio aggiuntivo. Lo stesso discorso vale per gli utenti: i portafogli sono diversi e non tutti avrebbero la possibilità di connettersi con l’operatore “veloce”.


Gli internauti finirebbero, così, per essere divisi in due categorie: quelli che avranno “tutto e subito”, e quelli che resteranno bloccati nel traffico, sempre più caotico, della rete, quest’ultimo dovuto al numero sempre crescente degli utenti in rete.


Eppure gli stessi vertici di Google si sono affrettati a respingere l’ipotesi di questa una nuova forma di discriminazione. Da tempo la società americana è impegnata a promuovere il concetto di Net-neutrality, secondo il quale ogni utente dovrebbe avere il controllo su cosa intende vedere e su quali applicazioni vuole lavorare. Per questo i suoi amministratori hanno tenuto a precisare che il loro impegno verso la neutralità della rete rimarrà immutato, e che il progetto OpenEdge non violerà tale principio, visto che non si tratterebbe di un accordo esclusivo ma di un modo per portare i propri contenuti più vicini agli utenti.


Per saperne di più bisognerà aspettare la metà del 2009 quando il legislatore americano sarà chiamato a rivedere la normativa sulla Net-neutrality e i principi su cui essa si basa. Con tutta probabilità saranno le sue scelte ad influenzare le decisioni di Google sul progetto Open Edge. E speriamo tutti che siano “open”…

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