A quasi due mesi di distanza mi ritrovo a parlare di digitale terrestre e della sfida lanciata dal nuovo servizio televisivo nel nostro Paese. Come vi avevo detto tre mesi fa, la Sardegna ha fatto da cavia diventando, con i suoi 1.600.000 abitanti, la principale area digitale d’Europa.
La prima regione italiana senza il vecchio segnale ha fatto riflettere sul servizio televisivo italiano e su come le persone, dinanzi a una moltiplicazione dell’offerta cambino il loro modo di fruire di un servizio e, nello stesso tempo, modifichino la percezione della realtà.
Nell’arco di un mese dallo “swich off” sperimentale, è stato stilato un bilancio sul nuovo servizio televisivo e i dati sono a dir poco sorprendenti. Nell’indagine condotta da Auditel è emerso che nelle prime tre settimane di novembre le reti generaliste Rai (- 2,68%) e Mediaset (che ha avuto la peggio con un - 7,8%) hanno perso complessivamente il 10,6% dello share nella fascia oraria che va dalle 7 del mattino alle 2 di notte. Inoltre, nonostante l’introduzione dell’offerta Premium, il gruppo del Biscione, ha avuto un calo di spettatori : circa 7 su 100.
Anche Mamma Rai ha avuto un calo negli ascolti, ma non così netto rispetto alla sua diretta avversaria. Infatti, soffre nel passaggio (con una perdita di circa due punti di percentuale degli spettatori) ma recupera nell’offerta, con una crescita di circa 4 punti. In particolar modo sembra che il successo sia dovuto alla nascita di Rai4 di Carlo Freccero che ha ottenuto più ascolti di La7. Il nuovo canale si pone come un ponte tra la tv generalista di stampo nazional-popolare e la futura web tv.
Sul podio salgono Sky e le nuove “offerte televisive minori”. Infatti, mentre la prima continua ad ampliare la sua fetta di pubblico anche sul digitale (con un aumento dell’11% di spettatori), le altri reti minori attirano l’interesse del pubblico che, dinanzi ad un’offerta differenziata, non può fare a meno di cambiare canale e di soffermarsi sui nuovi programmi, magari solo curiosità .
Quello della Sardegna è un esperimento molto importante perchè permette di analizzare come le abitudini degli individui cambino al variare dei servizi offerti. L’aumento di canali televisivi porta a una frammentazione sempre più alta del pubblico determinando una maggiore incertezza da parte delle “major” televisive, costrette a ridefinire i loro palinsesti in base alle esigenze dei nuovi fruitori che divengono sempre più specifiche…
Tirando le somme, devo ammettere che “non tutti i mali vengono per nuocere”e, nonostante la lunga attesa del passaggio dall’analogico al digitale, forse in Italia, tra non molto si potrà avere un’offerta televisiva ampia e differenziata per tutti, e non solo per coloro che possono permettersi di pagare più abbonamenti per fruire di un servizio considerato “pubblico”.
Luisab |