Il film “La banda Baader Meinhof” sulla Raf (Rote Armee Fraktion "Frazione Armata Rossa") è un film duro, che fa pensare. La Raf era l’organizzazione terroristica di estrema sinistra che opero in Germania Ovest dalla fine degli anni 60 in poi - le Brigate Rosse tedesche per intenderci.
Il film è difficile da vedere specie per chi come me ha creduto e crede nella militanza politica attiva. Non voglio teorizzare di filosofia politica e specie di violenza rivoluzionaria (io “aborro” la violenza!) ma certi film credo muovano emozioni e domande a chiunque creda anche nel piccolo della propria stanza a “un altro mondo è possibile”.
Com’ è possibile che intellettuali, studenti, giornalisti, professori universitari, persone “di cultura” decidano che l’unica maniera per ottenere dei cambiamenti nel mondo che vivono è quello di usare la violenza? Persone normali che scelgono di fare rapine per finanziarsi (esproprio proletario), di uccidere persone sia poliziotti che persone comuni nelle proprie azioni (perché se non sono dalla nostra parte non meritano di vivere). Donne e uomini che sacrificano sè stessi alla causa (rischiando la vita nelle azioni, ma anche in prigione protestando per le condizioni inumane fino alla morte con lo sciopero della fame) e stravolgono così del tutto la propria vita (perdendo famiglia, figli, ogni briciolo di vita normale). Coraggio o incoscienza?
Così fanno i protagonisti del film, al di là del giudizio, così hanno fatto i veri militanti Raf, così hanno fatto i militanti delle Brigate Rosse. I tormenti interiori e le discussioni snervanti, su come agire, su come agiscono gli altri, su come andare avanti nella lotta anche se si è in galera e in isolamento, tutto ciò è mostrato nel film. Più che sulle azioni, sui morti e sugli inseguimenti il film su questo si contorce e riflette.
In due ore e mezzo di film è raccontata tutta la parabola della Raf dal 1969 al 1977, anno del suicidio dei suoi ideatori in carcere. In mezzo c’è la storia della Germania ma anche la Storia dei gruppi terroristici di mezza Europa come le BR, la Storia di Settembre nero e le Olimpiadi di Monaco (1972), la guerra in Vietnam (che fu un po’ l’inizio di tutto), il dirottamento da parte di palestinesi di un Boeing 737 della Lufthansa.
Il film parte dal 1969 per mostrare come Ulrike Meinhof decide di affiliarsi a dei pazzi scatenati come Andreas Baader e la sua fidanzata Gudrun Ensslin veri fondatori del gruppo. Ulrike elegante giornalista di tematiche sociali, famosa per le sue apparizioni televisive, per la sua penna e per il suo impegno anche come documentarista, decise di abbandonare la sua esistenza borghese di lavoratrice e madre nudista e indipendente per la lotta estrema.
Questi tre personaggi appena nominati sono in Germania dei veri e propri idoli, anche perché il loro essersi suicidati in carcere (anche se ci sono dubbi sul suicidio) quando non si riconoscevano più nelle azioni della Raf della seconda generazione non ne ha piegato la coerenza e il ricordo.
Il film racconta le storie dei terroristi più importanti, ma anche tanti piccoli temi minori: le condizioni di vita delle carceri tedesche, come sopravvivere all’isolamento, i processi farsa nei confronti dei terroristi, l’appoggio della massa popolare o al contrario il clima di stato di guerra che si respirava nelle strade tedesche in quegli anni.
C’è tutta una parte dedicata alla descrizione delle azioni della polizia per stanare e trovare i terroristi. A impersonare il capo della polizia tedesca Horst Harold c’è un bravissimo Bruno Ganz che pur nel suo irreprensibile desiderio di prenderli arriva a dire “dobbiamo capire perché agiscono, cosa pensano, perché lo fanno…solo così potremo trovarli”; la polizia politica arriva a fare un censimento di tutte le case della Germania Ovest e dei suoi abitanti per perquisire tutte quelle che sembravano sospette. In un paese che contava 60.000.000 di abitanti!!!
In Germania il film“La banda Baader Meinhof” (il nome Baader Meinhof fu coniato dalla stampa tedesca) ha avuto un grande successo, oltre ad innestare tantissime polemiche. Il regista è Uli Edel regista già di “Christiane F. - Noi i ragazzi dello zoo di Berlino” (1981) quindi abituato a temi impegnativi e reali, il libro da cui è tratto il film (Stefan Aust “Der Baader Meinhof Komplex”) è la bibbia per chiunque voglia conoscere la storia della Raf, e infatti si trova solo nella versione tedesca. Gli attori tedeschi hanno fatto a gara per impersonare questi personaggi così tragici e carismatici e il risultato è un film doloroso, toccante ma vero, nel bene o nel male, terribilmente vero.