Mi rendo conto di essere un’inguaribile romantica quando leggo sui giornali notizie che ci proiettano sempre più verso la realtà digitale e la virtualizzazione dei rapporti. Non amo le ore passate al telefono, le chat e i messaggi di posta su Facebook, o meglio vanno anche bene, ma a mio avviso non sostituiscono i rapporti veri con le persone… soprattutto con il proprio ragazzo, compagno o come lo si vuole chiamare. Eppure non tutti la pensano come me… e mi dispiace per loro!!! ☺ La rete diviene sempre più luogo di incontri… virtuali, tanto che si sente parlare sempre più di cybersesso, di rapporti che avvengono tramite chat, di tradimenti online… insomma, al contatto fisico si preferisce sempre più far lavorare l’immaginazione. Sono milioni gli utenti che, dopo essersi creato un proprio alter-ego (o su Second Life oppure semplicemente tramite un nick fittizio) gli fanno vivere qualsiasi tipo di esperienza, incluso quella di incontrare un partner, corteggiarlo e avere rapporti sessuali… ovviamente virtuali.
E se il sesso virtuale è uno degli argomenti più gettonati della rete, da Londra arriva una notizia che farà felici i suoi ferventi sostenitori. Infatti, Kevin Alderman, già considerato il re del cybersesso (per i prodotti virtuali che mette in vendita in cambio di soldi reali) ha realizzato il prototipo di una tuta interattiva che permette, a coloro che la indossano, di provare fisicamente le sensazioni vissute dal suo personaggio digitale. Quindi, se il nostro avatar riceve delle carezze, dei baci o ha un rapporto sessuale, la persona che indossa la tuta può sentire quelle sensazioni sul proprio corpo… strano ma vero… almeno da quello che ammette lo stesso realizzatore del prodotto.
La tuta, ancora in fase di realizzazione, è pesante, ingombrante e scomoda da indossare e costa circa un migliaio di dollari.
E, seMarvin Minky, pioniere degli studi sull’Intelligenza Artificiale e professore del Mit, afferma che “l’uomo con il tempo sarà in grado di stimolare il cervello in modo che riesca a generare la sensazione di piacere senza alcun atto sessuale” solo ed esclusivamente attraverso prodotti generati dalla tecnologia, a me sorge un dubbio: ma in caso di blackout, in vacanza dove internet non funziona o in luoghi differenti da casa propria, cosa si fa?
Questo è il prezzo da pagare per tutti coloro che credono che le esperienze virtuali siano più appaganti (in questo caso direi “in tutti i sensi”) di quelle reali.
Luisab |