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L'abito 2.0

Scusate il ritardo. Ad anni dall’affermazione del concetto di web 2.0 (tanto che si parla già di web 3.0) anche l’alta moda ha finalmente deciso di cambiare rotta. Meno sfilate, più interattività. Da oggi le griffe più note nell’ambito del lusso vireranno con decisione sulla rete per promuovere i loro capi e cercare nuovi clienti.


Questo è quanto emerso dalla 5° edizione annuale del Talk-Show "Moda e Tecnologia" che si è tenuta a Milano lo scorso 18 novembre.  Allinearsi con la strategia presa, anni or sono, dagli altri mercati commerciali è una scelta figlia della consapevolezza, forse un po’ tardiva, che anche i clienti più facoltosi trascorrono sempre più ore in rete.  L’utente medio, infatti, passa da 30 minuti a 5 ore al giorno su internet. Il tempo necessario per vedersi l’abito che gli interessa e, perché no, acquistarlo.


Il vantaggio più evidente di questa strategia è il risparmio. In tempo di crisi economica internet rappresenta l’ancora di salvezza ideale per evitare sfilate e, di conseguenza, gli enormi cachet richiesti dai modelli.  Alla faccia di serate di gala e ospiti superglamour. Se il crollo delle borse colpisce anche la gente comune è altrettanto vero che i primi consumi ad essere tagliati sono proprio quelli di lusso. Meno budget, meno sfilate, un’equazione tanto semplice quanto necessaria.


L’altra carta vincente di internet è la customizzazione, ed in questo i social network svolgono un ruolo fondamentale.  Attraverso siti come Facebook e Netlog è possibile conoscere quei dati personali che consentono alle aziende di intercettare nuovi clienti potenziali ed offrire loro un servizio personalizzato in base al proprio profilo.  Dati che vengono gestiti in un ottica di maketing tramite dei sistemi informatici appositi, i Cmr (Customer relationship management).


Le più grandi aziende di software (Microsoft e Apple ovviamente) hanno subito fiutato l’affare proponendo ai vari Armani e Dolce e Gabbana le loro soluzioni per un maggiore successo sulla rete. Far sì che l’incontro tra clienti e aziende avvenga sui loro sistemi e piattaforme garantirebbe un ritorno di immagine, oltre che economico, decisamente importante che consentirebbe loro di distinguersi dai propri concorrenti.


Sarà che sono retrograda o che non rientro in quel target a cui le griffe internazionali puntano per migliorare i propri bilanci. Resta il fatto che un abito su internet non lo comprerò mai. Come faccio, mi pixellizzo anch’io per provare il vestito?

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