Abbiamo un nuovo presidente degli Stati Uniti. Scrivo abbiamo e non solo hanno perché in fondo quel presidente lo sentiamo molto più vicino di quanto non lo siano i politici nostrani, e la diretta di ieri notte è assomigliata molto ad un sogno collettivo a cui risulta impossibile non partecipare. Si, perché nell’era della comunicazione e dei New Media, la forza persuasiva e innovativa di quell’uomo dotato di un carisma eccezionale ha rapito un po’ tutti: la sua incredibile ascesa alla massima carica dello Stato resta senz’altro un esempio per l’intero pianeta, a prescindere dalla bontà con cui saprà attendere al suo complesso e delicato mandato. Il clamoroso successo di Obama va individuato, a dirla tutta, in una campagna elettorale che si è servita ad arte di una rete di comunicazione a più livelli, sapientemente tessuta (da lui o da chi per lui) con professionalità e immediatezza. Mai nessuno prima di lui è stato in grado di sfruttare in modo così efficace e persuasivo i canali del web. A onor del vero, ci sono diversi esempi di chi, prima e disorganicamente rispetto all’opera del neopresidente, aveva intuito le potenzialità dell’informazione della rete. Già John McCain, l’attempato avversario di queste elezioni, se ne servì senza esiti apprezzabili all’epoca della sfida contro George W. Bush, nel 1999. Stessa sconfortante sorte subirono i successivi tentativi di Gore nel 2000 e della Clinton nel 2007. E poi arriva Obama e si reinventa la Comunicazione: recluta una vera e propria task force di esperti della rete, sguinzagliandoli come mastini in grado persino di intervenire tempestivamente, mediante un sito di controinformazione appositamente confezionato, laddove le insidiose trame della rete facilitino l’insorgere di informazioni denigratorie o fasulle (McCain non è stato da meno in questo...). Abbiamo ancora tanto da imparare (noi)… E con un piano di reclutamento elettori degna di uno stratega militare, nasce il sito ufficiale di Obama, disponibile anche in lingua spagnola, tramite il quale è possibile “arruolarsi” nella community di Barack per “costruire il movimento necessario a cambiare”. Come? In tre semplici, intelligenti mosse: scovare e pubblicare eventi locali e gruppi d’azione, contattare elettori indecisi vicini a noi e condividere la propria storia sul blog personale.
Una formula androcentrica vincente, che facilita una trasmissione capillare delle informazioni dal basso. Obama ha compreso a fondo la rete. E poi ha fatto anche di più. Il suo staff ha utilizzato tutti gli strumenti a sua disposizione: non solo ha sfruttato il successo dei Social Network, primi tra tutti Facebook e Myspace, reclutando migliaia di iscritti, ma ha addirittura realizzato un’applicazione per l’iPhone che segua in diretta tutte le fasi della campagna elettorale, diffondendo informazioni su eventi e comizi. E poi il microblogging di Twitter, la cui istantaneità ha contribuito fortemente al raggiungimento del successo. Insomma, a quanto pare le vie di Obama sono infinite.
La generazione del web 2.0 sembra aver captato e compreso l’Obama pensiero tanto a fondo, da popolare YouTube di video di comizi e interventi, che oggi convivono quasi oniricamente con riprese casalinghe di spontanei festeggiamenti ed esultanze. Incredibile.
Per non parlare di Flickr in cui, tra le tante immagini del tripudio del 4 novembre, c’è chi ha deciso di celebrare la vittoria del giovane presidente con l’immagine di una rosa sottotitolata “una luce è nata per illuminare l’oscurità”. A tutt’oggi, la voce Barack Obama su Wikipedia risulta perfettamente aggiornata. Esperti della comunicazione, sociologi, maghi della rete, psicologi e chissà quanti e quali altri professionisti hanno contribuito impeccabilmente alla vittoria del nuovo presidente degli States. La sua capacità dialettica e il potere carismatico della sua persona hanno fatto il resto. Viene da chiedersi in quale misura. E’ davvero nato un nuovo presidente.com? E’ veramente cambiato il modo di fare politica? Bettitudine |