Forse perché i blog si sono subito distinti quando sono nati e si sono diffusi – ca. nel 1997 - per la particolarità delle informazioni, diverse dagli altri mezzi di comunicazione e per la particolarità del pubblico, che a volte non è quello (è stato così specie all’inizio della loro diffusione) che legge e vede gli altri media. Quindi anche per certi temi universali come la povertà, la crisi, l’ambiente, i blogger sono convinti di scrivere e dire cose diverse dagli altri.
Tutto dipende dall’argomento dei blog, un blog tematico come il nostro, legato ai new media e alla televisione come può trattare il tema “generico” della povertà? Dando spunti di riflessione piccoli su come si comportano i media generalisti (su quelli abbiamo delle statistiche, sul mare della rete è difficile proprio per la grandezza fare statistiche).
In un rapporto di Medici Senza Frontiere si legge che su 1300 ore di telegiornali italiani solo 15 minuti sono dedicati a questioni come povertà, carestie, conflitti etnici. Cosa che ci risulta strano dato che tutti noi siamo convinti di avere gli occhi pieni come spettatori di bambini denutriti e terre aride.
E’ di quest’anno inoltre la richiesta verso le tv e i giornali del Garante della privacy di nascondere i visi delle persone nei servizi dedicati alla povertà per tutelare la privacy e i diritti anche di persone che vivono a centinaia di Km da noi. “…Queste persone – dice in una nota l’Autorità - vengono spesso ritratte mentre frugano nei cassonetti o in situazioni che rivelano comunque, anche nello svolgimento di normali attività quotidiane, uno stato di indigenza e sofferenza sociale”. Con quale delicatezza ci occupiamo del problema!
Anche il giornalista cattolico Dante Balbo riflette su tale tema, sulla creazione della povertà che fa la tv: “è arrivata la televisione che i poveri li cerca, ci fa i documentari, li sbatte in prima pagina...poveri che sembrano incurabili e quasi un prezzo da pagare per poter cambiare l'auto o comprarsi un nuovo elettrodomestico.”
I medesimi problemi di informazione li hanno tutti i paesi più “civilizzati”: “la lotta contro la povertà, è un problema urgente in America Latina. Tuttavia, sembra che la stampa non lo consideri tale. In Colombia, dove circa la metà della popolazione vive nella povertà, El Tiempo, unico quotidiano nazionale, dedica alla questione lo 0,8 per cento del suo spazio”.
Ma allora cosa possono fare i media tradizionali per fare informazione seria su certi argomenti, e non limitarsi a trasmettere le immagini commoventi e “convenzionali”? L’unica speranze che rimane è il web?