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La Rai cede al fascino di YouTube

Poco più di un anno fa la Rai diffidava formalmente YouTube chiedendo la rimozione dei propri contenuti dal canale di condivisione video più famoso del web. La nostra televisione di Stato si stava orientando verso una crescita nel campo del broadcasting digitale e decise quindi di permettere la visibilità dei propri video esclusivamente sull’apposito portale, dando quindi il via ad un processo di protezione delle sue proprietà nella rete.
 

Attualmente le due parti sono giunte finalmente ad un accordo: la Rai renderà disponibile settimanalmente una selezione della sua produzione su YouTube, con l’obiettivo di proteggere il copyright e massimizzare la distribuzione dei contenuti. Il tutto sfruttando la tecnologia VideoId del portale, uno strumento che permette ai proprietari dei contenuti di identificare i loro materiali, decidere come renderli disponibili e stabilire se ottenerne ricavi, rimuoverli o semplicemente monitorarli.

 

Di certo un passo avanti importante, sperando sia solo il primo verso una direzione che superi problemi di copyright ed oscurantismo diffuso. La crisi che avvolge la tv generalista non è ormai più un mistero da diverso tempo, una crisi derivata sia dallo sviluppo delle nuove tecnologie e dall’aumentata offerta di canali di diffusione, sia dall’incapacità di fornire contenuti che tenessero il passo delle nuove richieste del mercato mediale.

 

La tv di Stato ancora oggi viene pagata dagli utenti tramite il canone, e proprio questi ultimi, a mio avviso, non dovrebbero avere limitazioni in materia di consultazione. È assurdo pensare, al giorno d’oggi, di non poter liberamente vedere un programma andato in onda anni fa, o qualche edizione storica del telegiornale, o quelle trasmissioni che negli anni ’50 hanno dato il via alla diffusione del mezzo televisivo nelle case degli italiani e di cui i nostri genitori ci parlano da sempre con non poca nostalgia. Anche perché, sinceramente, la Rai odierna potrebbe solo guadagnarci in considerazione.

 

Non è da sottovalutare, inoltre, che nell’ultimo decennio gli utenti sono spesso stati i principali artefici dei servizi televisivi: la diffusione della tecnologia ad uso privato, unita all’occhio del grande fratello che sempre più ci controlla, hanno fatto sì che i video trasmessi dalla televisione derivassero di frequente da videocamere digitali che casualmente riprendevano l’evento, da telefonini, da telecamere di sicurezza, e così via. Un fenomeno che si è esteso a tal punto da diventare una risorsa fondamentale, tanto che oggi l'UGC è richiesto esplicitamente dalle aziende di produzione. Per farsi un'idea della sua importanza è sufficiente pensare a quanti filmati abbiamo avuto modo di vedere (in televisione) sugli eventi dell’11 Settembre 2001 prima ancora che le televisioni riuscissero ad arrivare sul posto.

 

Comunque da ora dovremmo assistere (secondo gli accordi) ad un graduale rafforzamento del canale Rai già attivo su youtube e ad un’espansione con nuove categorie e vecchio materiale.

 

Chad Hurley, co-fondatore di YouTube, si è dichiarato ovviamente soddisfatto dell’accordo, sottolineando come quel canale nato anni fa come mezzo di trasmissione di video amatoriali, riesca oggi ad avere rapporti di collaborazione con realtà molto grandi ed importanti. Non per questo, assicura, YouTube cambierà identità.

 

Sarà presto per dire che, una volta tanto, chi parte dal basso ed inizia a salire non finisce per adeguarsi al “potere” ma fa in modo che quest’ultimo si adegui a lui?

 

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