La sensazione di perdita di un personaggio noto mi invade ogni volta che ne leggo la scomparsa sul giornale. Il lutto in questo caso oltre che umano, diventa artistico e assume delle proporzioni più vaste. Questo si allarga a tutti coloro che, pur non conoscendosi, si sentono legati dall’amore verso un’arte, che la persona scomparsa in un certo senso rappresentava e contribuiva a rendere viva.
Ieri se n’è andato l’attore Guillaume Depardieu, in un ospedale vicino Parigi, stroncato da una polmonite fulminante causata da un virus.
Ciò che mi colpisce della vita di Guillaume è la profonda inquietudine e la sofferenza che la pervadono. Vissuto all’ombra del padre Gerard, fin dall’adolescenza ha vestito i panni del bello e dannato, invischiandosi in storie di delinquenza, ribellioni, provocazioni, malessere, alcol, violenza, droghe, autodistruzione masochista, arroganza, prostituzione bisessuale, arresti ed espulsioni dai licei.
Nel 1995 un grave incidente con la moto lo conduce in un tunnel di pura sofferenza, facendogli subire 17 interventi chirurgici non risolutivi che lo porteranno alla drastica decisione dei medici, nel 2003, di ricorrere all’amputazione dell’arto.
Negli anni successivi la sua natura tormentata e il malessere riaffiorano, rendendolo protagonista delle cronache francesi: viene condannato alla reclusione di 9 anni con la condizionale per aver minacciato con la pistola un suo ammiratore, mentre l’anno scorso è stato condannato per guida in stato di ebbrezza.
Tutto questo mi fa pensare alla tragedia umana di questo essere, probabilmente più noto come “il figlio di” che non per la propria individualità, con un’adolescenza difficile, un padre assente, una giovinezza devastata da un incidente e una morte prematura.
Ciò che resta di lui, però, sono i suoi film, che i fans si sono affrettati a montare insieme e a far girare su youtube e su facebook, per salutare Guillaume per l’ultima volta. L’attore ha debuttato sul grande schermo a 3 anni accanto a suo padre nel film di Claude Goretta “Il difetto di essere moglie”, e, nonostante il suo status di figlio d’arte, ha fatto una lunga gavetta nel mondo del cinema, recitando con attori del calibro di Jeanne Moreau, Catherine Deneuve, John Malkovich, Michel Piccoli e conquistandosi un César come miglior promessa maschile per “Les Apprentis” nel 1996.
La sua ultima apparizione è ne “La duchessa di Langeais”, di Jacques Rivette, dove interpreta un personaggio ricco di chiaroscuri umorali e di contraddizioni, tenebroso e tormentato, proprio come lui.
ViolaVic