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Successo straordinario per l’Internazionale a Ferrara

 

Così titolava “La Nuova Ferrara” ieri mattina. C’erano cartelli davanti a tutte le edicole della piccola e snob città emiliana con questa frase. Mi sono domandata se tutte le persone di Ferrara comprendevano cosa significasse. Dopo due giorni di incontri, dibattiti, concerti in due sale del centro cittadino, avevo l’impressione che non tutta la cittadinanza avesse idea di che cosa fosse l’Internazionale. Ma questo succede in ogni città italiana, non solo a Ferrara. C’è chi si interessa ai temi di interesse pubblico e chi no.


L’importante è il risultato: il piccolo giornale “Internazionale”, che esiste dal 1993, nato come raccolta dei migliori articoli di tutti i maggiori giornali del mondo, tradotti in italiano, è diventato fonte di informazione preziosa per chi vuole leggere anche la realtà italiana in maniera diversa. Lo sguardo sul totale permette una migliore lettura del particolare. Da due anni a Ferrara la rivista organizza questi incontri in cui giornalisti e personaggi prestigiosi di tutto il mondo si incontrano e dialogano di economia, politica, guerra e società con il pubblico. Il successo è stato inaspettato l’anno scorso, in occasione della prima edizione, ed è stato straordinario quest’anno. Fin dal sabato pomeriggio sono iniziate le file per entrare nei vari incontri, file enormi, lunghe, ordinate più o meno, di facce giovani e meno, nascoste dietro a giornali o dietro un panino per non perdere neanche un attimo.


Gli incontri nella manifestazione non hanno un biglietto, non hanno una prenotazione, non hanno file privilegiate. Aperti! Così era intitolato un editoriale del direttore Giovanni di Mauro sul giornale di un paio di settimana fa: “…fate conoscenza con più persone che potete, non abbiate paura di attaccare bottone con gli ospiti e, se vi va, collaborate al festival anche da "fuori": su internet…”. Questa è una delle cose che più ho apprezzato, soprattutto nel riuscire a viverla. Dopo la lezione di giornalismo che ha tenuto in una pienissima sala, David Randall, una delle più prestigiose firme dell’Indipendent, è rimasto a chiacchierare per strada con vari ragazzi che l’avevano fermato. E’ in tal modo che gli incontri chiusi, in sale ben definite, si ripropongono aperti e liberi, anarchici, fatti da persone che si riuniscono prima e dopo gli eventi, in gruppi nelle piazze, per strada. E semmai proseguono al bar, davanti a un caffè, o al ristorante, dove li ritrovi sabato sera, ai tavoli, ancora a discorrere.


Gli incontri si sono tenuti su tematiche importanti come la crisi del petrolio o la nuova diplomazia, ma anche su temi più sociali, leggeri, come quella sugli uomini italiani (i bamboccioni, i mammoni) visti dalle donne straniere, come nell’intervento moderato e “calmato” da Luca Sofri.
Anche quando le sale sono piene, gli altoparlanti permettono a chi rimane fuori di ascoltare, seduti per terra, rilassati. Così c’è un dibattito interno, ma anche un dibattito esterno, in piazza. Quello sugli uomini italiani è stato uno dei più seguiti, una sala piena, una piazza piena, una specie di Sex and the city, unione di sacro e profano: scrittrici impegnate di solito sui temi dell’immigrazione, della seconda generazione, che parlavano in questo caso di vita privata, di suocere, di sesso, ecc…
“Io ho una buon rapporto con mia suocera: è morta!” (Laila Wadia, scrittrice indiana)


Ci sono stati anche incontri con i maggiori illustratori, fumettisti che pubblicano sull’Internazionale, come Gipi, Neil Swaab o Yocci, così da accontentare anche il pubblico più giovane. Infatti, mentre negli altri incontri il pubblico tendeva a contenere l’entusiasmo, nonostante il clima informale, intimidito da certi personaggi anche di età avanzata, con i disegnatori ci sono stati applausi a scena aperta, scene di delirio popolare all’ingresso in sala, come per Swaab, vero opinion leader con il suo orsetto deviato e senza peli sulla lingua.
Io ho ritrovato tanti amici di Milano, del teatro, del lavoro, sabato ogni mezz’ora mi ritrovavo ad abbracciare persone che non vedevo da tempo. Ho mangiato bene, ho pensato bene, ho rotto le scatole, “…ho attaccato bottone…” per lavoro e per diletto (ih, ih) con gli ospiti che volevo. Ho fatto un carico di energie, negli occhi e nel cuore, così come tutti quelli che sono stati lì in questi tre giorni.

 

ferrara

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