Io non sono Irene Bignardi, Natalia Aspesi o un’ altra delle firme prestigiose che ieri hanno dedicato le prime pagine alla morte di Paul Newman. Ma nel mio piccolo voglio ricordare questo meraviglioso attore. A 15 anni mi innamoravo di lui con i suoi film degli anni ’50, in cui era giovane e bellissimo. Lui nella realtà ne aveva già 70 all’incirca, ma le emozioni suscitate credo fossero le stesse che aveva provato la mia mamma quando aveva visto per la prima volta quei film. La sensualità dei suoi personaggi carnali e tormentati nei film “La lunga estate calda” (1958) e “La gatta sul tetto che scotta” (1958) sono state una parte della mia educazione sessuale, un supporto alla comprensione e incomprensione di certe emozioni e di quanto la loro repressione potesse far male o bene. Altro che le scene di nudo e di sesso esplicito dei film di oggi. Lì non si “vedeva nulla” ma si sentiva molto, con sguardi, gesti e dialoghi, anche se sempre poco espliciti. Le storie di giovani bellissimi, disperati e in crisi con sé stessi per l’immagine sbagliata che il mondo dava di loro, (un incendiario pericoloso per colpa dell’eredità del padre ne “La lunga estate calda”; uno sportivo che aveva tutto e che non aveva diritto di lamentarsi o far soffrire la sua bellissima moglie ne “La gatta sul tetto che scotta”) nascondevano oltre al tormento del personaggio grandi storie d’amore e di passione. Nel film “La lunga estate calda” la partner sul set era la sua compagna di vita Joanne Woodward che, da altezzosa e distante, si scioglieva e capiva che era quello il tipo di uomo che voleva: un Paul senza né arte né parte. Invece ne ”La gatta sul tetto che scotta” la moglie era una Elisabeth Taylor bella, sensuale e bisognosa di “ammore”. Rispetto alla poca libertà su certi temi dell’epoca (il romanzo scandalo “I peccatori di Peyton Place” è del 1956) è divertente e istruttivo ascoltare i dialoghi dei due film in riferimento alle relazioni sentimentali. Ne “La lunga estate..” c’è il grande Orson Welles che consiglia alla figlia ventenne di trovarsi un “vero uomo” (“tu sei come me, hai il fuoco dentro”)…non un damerino….perché lui vuole tanti nipoti. Moderno e antico insieme, direi. Ne “La gatta….” ci sono invece ragazzini insopportabili di 7/8 anni - i figli del fratello di Paul Newman - che si permettono osservazioni sul fatto che gli zii non dormano nello stesso letto! Paul Newman liberatore dei costumi americani e dei pensieri adolescenziali. Si è sempre battuto per la libertà di tutti. Quella dei bambini malati per cui ha fondato un’associazione “Hole in the wall camps” che li ospita periodicamente nei posti più belli del mondo (c’è una struttura fondata da lui anche in Toscana, la “Dynamo Camp”). Quella in difesa del primo emendamento della costituzione americana attraverso l’istituzione di un premio annuale di 20.000 dollari, conferito alla migliore dimostrazione di difesa della libertà di espressione, di culto e di stampa. Una stangata per tutti niente male, direi. Addio Nick mano fredda e occhi caldi…mi sa che anche nel 3016 ci emozionerai sempre con i tuoi film, anche se saranno passati 1000 anni. |