Dal rock all’hip hop, dall’elettronica alla pop–music, il regista francese Michel Gondry si è cimentato nel corso di vent’anni di carriera in stili ed artisti molto diversi fra loro. Nonostante questo egli è riuscito, attraverso il binomio musica–immagini, a rendere perfettamente in ciascuno dei suoi lavori l’anima di un artista e delle canzoni e ad unificarli sotto uno stile inconfondibile. L’ironia, il mistero, il talento visionario, la dimensione onirica e ludica, fanno di Gondry un artista unico, sempre in bilico tra sperimentazione visiva del mezzo cinematografico e la rivisitazione delle tecniche tradizionali, tra passato e presente, sogno e realtà. C’è un dato ricorrente che caratterizza la produzione videomusicale di Michel Gondry: l’aspetto matematico. Il regista subisce spesso il fascino per le forme geometriche, per i frattali e per la moltiplicazione di oggetti e personaggi.  Uno dei videoclip della sua nutrita produzione particolarmente significativo è The Hardest Button To Button dei White Stripes, band per la quale il regista ha stabilito un forte sodalizio artistico. In questo clip la performance della band è resa attraverso la moltiplicazione degli strumenti musicali ed è ambientata in diverse location: in un parco, sotto un ponte, nella metropolitana, per la strada. Ciò che rende questo video straordinario è il fatto che gli strumenti si moltiplichino secondo il suono che essi stessi producono. Nella prima sequenza del video Meg, la batterista, suona solo il bass drum, con un tempo di quattro quarti, per sedici volte. Alla fine di questa sequenza abbiamo dunque una fila di sedici grancasse perfettamente allineate. In seguito, contemporaneamente al suono che Meg produce, appaiono i piatti della batteria e prosegue la fila di tamburi ai quali si aggiungono anche gli snare drums. Nello stesso tempo, un procedimento analogo viene utilizzato con Jack, cantante e chitarrista della band. Ogni volta che egli suona un nuovo accordo si sposta in avanti e appaiono accanto a lui un amplificatore e un microfono. Così vediamo Jack e Meg attraversare il paesaggio lasciando dietro di loro un sentiero fatto di amplificatori, microfoni e batterie. Durante il ritornello il suono diventa più duro, le batterie si moltiplicano più velocemente e gli amplificatori che appaiono accanto a Jack diventano due, invece di uno soltanto. Nella terza parte della canzone Gondry si lascia andare ad un ulteriore gioco visivo costruendo delle geometrie con gli strumenti musicali. Le file di batterie si dispongono in una struttura circolare e ruotano a doppia velocità, sempre seguendo il ritmo del brano, gli amplificatori si moltiplicano sovrapponendosi uno con l’altro, diventando da due quattro ed essendo poi sostituiti da un amplificatore delle stesse dimensioni. Nelle sequenze successive Jack suona la chitarra sopra due amplificatori che si moltiplicano in multipli di due fino ad arrivare a dodici. Il video così, utilizzando lo stesso principio della moltiplicazione in base al suono, cresce fino a diventare un’apoteosi delle forme degli strumenti musicali. Interessante sottolineare il fatto che Gondry non ha utilizzato effetti speciali: ha girato le scene con una videocamera utilizzando dei tagli ogni volta e aggiungendo una batteria o un amplificatore prima di effettuare la ripresa successiva. Non ci resta che lasciarci trasportare dal visionario Gondry nel vortice della sua creazione! ViolaVic
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