Ero in macchina con i finestrini aperti e respiravo finalmente, dopo una giornata stretta in un caldo tropicale. La radio al massimo volume, un po’ volgare, mi rendo conto, ma nella musica mi piace entrarci dentro. Parte un pezzo e mi perdo completamente nelle parole di quella voce dura e graffiante che mi ricordano la storia d’amore tormentata e bellissima che stavo vivendo: “C’è qualcosa dentro di me/ che è sbagliato perché non ha limiti/ e c’è qualcosa dentro di te/ che è sbagliato e ci rende simili…”. Gli Afterhours. Gruppo milanese che suona già da parecchi anni. Scorro velocemente nella music library del mio cervello le canzoni del gruppo che conosco, che in effetti ho sempre ascoltato molto distrattamente e che non mi hanno mai colpito fino in fondo. Fino a questo momento almeno. Corro a casa e noto con orgoglio che il mio fratellino ha tutta la discografia, e mi metto con l’avidità di un Paperon de’ Paperoni ad assorbire quante più note e quanti più testi riesco. E capisco dov’è la forza della band di Manuel Agnelli. Ad un ascolto superficiale, infatti, non sempre si riescono a cogliere tutte le parole, e dunque la forza distruttivo-costruttiva delle liriche, ma se si persevera e si presta attenzione si entra in un mondo poetico scuro e affascinante, dove non c’è posto per buonismi di sorta e dove la vita, i rapporti, i pensieri sono sviscerati in chiave cinica e lucida, con una mirabile attenzione formale. Dopo 3 anni dall’uscita dell’ultimo album “Ballate per piccole Iene” e dopo 2 dalla versione inglese dello stesso, con il quale gli Afterhours si sono lanciati sul mercato internazionale, la band milanese torna sulle scene con l’album “I milanesi ammazzano il sabato” e con un tour iniziato il 20 aprile con due Secrets Shows alle Fnac di Catania e Padova che terminerà (per adesso!) a Milano il 23 maggio. Il nuovo album, uscito lo scorso 2 maggio, segna il passaggio alla casa discografica Universal ed il ritorno ad atmosfere esplorate nei primi lavori, insieme ad una gran voglia di sperimentare, anche dopo 20 anni di carriera. Anche il titolo del disco testimonia la tendenza peculiare del gruppo a giocare con il linguaggio ( e con le note), essendo una storpiatura del titolo del libro di Giorgio Scerbanenco “I milanesi ammazzano Al Sabato”. E mi riporta ad un brano del passato nel quale Manuel Agnelli critica la gioventù milanese in particolare, “Sui giovani d’oggi ci scatarro su”: Come pararsi il culo e la coscienza è un vero sballo/ Sabato in barca a vela e il lunedì al Leoncavallo/ Ridai i soldi al tuo papà”. Il tutto urlato, ovviamente. Un genio. Insomma, dopo averli già visti a Roma/Roma/Londra/Birmingham stasera sarà di nuovo a Roma l’appuntamento con il quinto (per me) concerto degli After, al teatro Tendastrisce ore 9. Si prevede un bagno di folla ed un ritorno a casa senza voce. ViolaVic |