Ci sono giorni no. Sono quelli che ti svegli la mattina e non vorresti parlare con nessuno, non vorresti andare da nessuna parte e l’unica cosa che ti piacerebbe fare sarebbe passeggiare per le strade della città indisturbato, senza ostacoli e senza persone che ti urtano ad ogni tuo passo… Insomma, sentirsi per una volta il “padrone del mondo”! ☺
Quando mi sento così mi piacerebbe tanto comportarmi come Richard Ashcroft, leader dei Verve, nel video della canzone Bitter Sweet Symphony. Il brano, prima traccia dell’album Urban Hymns, viene pubblicato come singolo il 16 giugno del 1997 raggiungendo in meno di un mese il secondo posto nella classifica dei singoli più venduti nel Regno Unito ed è stato inserito anche nella classifica dei 500 migliori brani di tutti i tempi dalla rivista Rolling Stone.
Il brano è stato citato in tribunale dalla ABKCO Records, etichetta musicale che detiene i diritti d’autore delle musiche dei Rolling Stones degli anni ’60, in quanto accusato di aver plagiato il riff d’archi che apre il brano in quanto simile alla canzone The Last Time. La causa, dopo esser stata vinta dalla ABKCO ha fatto sì che la canzone venisse considerata scritta sia Ashcroft che da Mick Jagger e Keith Richards.
Nel video, il frontman della band, cammina lungo un marciapiede senza mai fermarsi o spostarsi, incurante delle persone che gli passano accanto e delle cose che si trovano sul suo cammino: anziani, donne, uomini e perfino automobili sembrano non essere di intralcio. Una donna si mette davanti al cantante, comincia a insultarlo, ma lui, noncurante lascia perdere. Due uomini lo minacciano e lui ripete "no change, I can't change, I can't change". Solo una cosa attrae la sua attenzione: una grossa auto dai vetri scuri che gli attraversa la strada e lui, curioso, cerca di guardare al suo interno non riuscendoci.
Il video è girato in oggettiva, una telecamera fissa sul cantante lo inquadra mentre cammina tra la folla. Le luci sono fredde, tendenti al blu, a evidenziare il pallore del volto di Richard in contrasto con l’abbigliamento dark che lo fanno apparire come uno dei “cantanti maledetti” tipici della fine degli anni Novanta. Luisab
Dieci anni fa possedere un cellulare rappresentava un vero e proprio staus symbol.
I primi telefonini erano grossi, ingombranti, dal design rudimentale e le funzioni base erano telefonare e mandare messaggi, il tutto su schermi in bianco e nero. Lo “Snake” era il gioco più in con il quale passare dei momenti di svago (e forse anche l’unico) e spesso veniva preferito alle consolle portatili soprattutto perché non era (e non è nemmeno tutt’oggi) molto pratico andare in giro con le tasche piene di “aggeggi tecnologici”.
Per questo il mercato, a distanza di anni ha partorito apparecchi in grado di svolgere entrambe le funzioni. L’IPhone, l’ultimo gioiellino di casa Apple, è capace di conciliare la praticità di avere a disposizione un cellulare contenente una pluralità di applicazioni (che vanno dai giochi alla musica).
Tuttavia, visto il notevole successo della casa di Cupertino, molte aziende hanno provato ad imitarla, o quantomeno a lanciare sul mercato prodotti analoghi a prezzi molto più accessibili… Con scarsi risultati. La Apple ad oggi resta ancora il leader nel mercato degli smartphone.
I giapponesi della Sony, per non essere da meno, hanno pensato “in grande” e qualche giorno fa hanno annunciato il desiderio di sviluppare un apparecchio in grado di combinare la consolle Playstation Portable con i telefonini Sony Ericsson.
La notizia non è del tutto nuova, almeno da quanto riferisce il quotidiano nipponico “Nikkei Business daily”, infatti già nel 2007 la società giapponese aveva presentato un brevetto nel quale si evinceva il desiderio di unire le funzionalità dei telefoni alla PSP. E, dopo 2 anni, il sogno è diventato realtà (o quasi)… infatti entro il prossimo mese un team di tecnici si metterà al lavoro per sviluppare nuove applicazioni e nuovi giochi per la nuova generazione di cellulari.
Insomma, si prospettano tempi duri per la Apple che dovrà cominciare a rimboccarsi le maniche se vorrà essere, ancora per un anno il leader indiscusso del mercato della tecnologia.
Infatti la Sony non ha perso tempo e da ottobre metterà sul mercato la nuova generazione di laystation portatili: le PSPGo.
luisab
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VKTRS: Sweetest… U2
Non sempre l’efficacia comunicativa di un prodotto è legata ai costi e alle modalità di realizzazione. Spesso le cose semplici sono le più belle (dice un vecchio detto) e nel caso del video di oggi credo sia vero. Per la prima volta, da quando è nata questa rubrica, ho deciso di parlare di un video a metà strada tra il romantico e il divertente, che mette il buon umore.
Sweetest Thing è una canzone del 1987 scritta da Bono (degli U2) per la moglie Allison. Infatti, dopo essersi dimenticato del suo compleanno durante le sessioni di The Joshua Tree, aveva ben pensato di dedicarle una canzone… di scuse. Diretto dal regista Kevin Godley e girato a Fitzwilliam Lane a Dublino, il video è tutto ambientato per strada. Bono è seduto sul sedile posteriore di una decapottabile e canta intervallato da simpatici “episodi”. Di fronte a lui una donna.
Prima di cominciare a cantare mostra un mazzo di fiori alla ragazza (evidentemente è il primo segno di scuse per la moglie), successivamente compare un cartellone con su scritto “I’m sorry” (il primo di una lunga serie)… Accende lo stereo e parte il brano. Una vera e propria dedica d’amore alla quale partecipano altri nomi della musica internazionale. Nel video fanno delle brevi apparizioni i Boyzone, i Riverdance, Steve Collins, gli Artane Boys Band, i Chippendales, The Edge, Adam Clayton, Larry Mullen Jr. e perfino il fratello di Bono (Norman Hewson).
Il video è tutto girato in soggettiva, il cantante è sempre in primo piano e sullo sfondo accadono gli eventi: camion dei vigili del fuoco, un barbiere e perfino un elefante per le strade di Dublino. Semplice nella forma ma complesso nella realizzazione visti i contributi dei personaggi famosi che ne hanno preso parte e la capacità di dare a tutti più o meno la stessa importanza e visibilità. Un video che fa sorridere, e perché no, anche sognare. In fondo alzi la mano chi non vorrebbe delle scuse (dopo aver litigato con il proprio amato) in questo modo?
L’esame di maturità inizia oggi. Stamani c’è stata la prima prova, e uno degli argomenti per il saggio breve/articolo è internet e i social network. Il social network sbarca anche nella scuola italiana, che poco ha ricevuto in questo ultimo anno, come appoggio, da tali mezzi. Infatti la rete è stata la prima propagatrice delle proteste contro le riforme alla scuola volute dal ministro Gelmini. Il ministro più odiato dalla rete si interroga tramite i temi di 500.000 ragazzi su quanto è importante questo mezzo.
Le nuove tecnologie sono oggetto di analisi, ma permettono anche un avanzamento di tutti i trucchetti che si possono usare per copiare. Oramai i metodi dei nostri tempi antichi, la cartucciera piena di fotocopie dei temi, sono in pensione. I vecchi bignami di carta sono andati un po’ in disuso, sostituiti da mezzo più veloci e avanzati. I cellulari e quest’anno anche l’iPod naturalmente. Grazie agli auricolari è possibile farsi dettare via cellulare i temi, con la sola cuffietta posizionata nell’orecchio che si può nascondere con una mano appoggiata sopra (il maturando stanco che si appoggia col gomito sul banco). Sembra inoltre che oltre i consigli scritti, sulla rete ci siano anche tanti video che mostrano come imbrogliare le commissioni d’esame e nascondere le soluzioni che servono per superare le varie prove. Insomma si svolge un piccolo film di spionaggio e di 007 in tutte le sedi scolastiche nei giorni della maturità.
Skuola.net cataloga 194 trucchetti per copiare, da quelli più tradizionali a quelli tecnologici, tutti con nomi fantasiosi come “cestino dei miracoli” o “fateve’ curà” (inventarsi un malanno per uscire dall’aula giusto il tempo per avere consigli e soluzioni dall’esterno). Tra i consigli al numero 152 c’è anche quello di: studiare!
Invece per i trucchi tecnologici si parla di: bluetooth, PlayStation, agenda elettronica e il più antidiluviano floppy (davvero geniale il trucco, anche se molto elaborato da eseguire) o walkman con la cassetta registrata della lezione. Molti di questi trucchi possono però valere per un normale compito in classe durante l’anno scolastico, per la maturità si sa le regole sono più severe! Comunque in conclusione per i maturandi di oggi scrivere di internet e dei social network che loro usano tutti i giorni sarà molto più semplice di quanto si pensi. Il problema sarà più per il compito di matematica o per le versioni dei giorni successivi, per cui in bocca al lupo ragazzi! E vai con i libri digitali grandi quanto una mano che si acquistano per pochi euro in rete.
Il mio nome è 00100, maturando 00100: missione promozione!
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Hunch, il motore di ricerca che ti conosce bene!
Nuovo tentativo di minaccia per lo strapotere di Google: dopo Wolfram Alpha, il motore di ricerca che promette di dare risposte univoche, arriva Hunch!
Trattasi di un software innovativo al limite dell’utopia: un algoritmo che si propone di rispondere a domande personali e fornire il giusto consiglio per ogni circostanza! Dove potrei andare in vacanza quest’estate? Quale locale di Roma potrebbe piacermi? Non so che macchina nuova comprare…. ma soprattutto…. che mi metto stasera??
Nato da Caterina Fake (un nome una garanzia, verrebbe da pensare… ma in realtà stiamo parlando della co-fondatrice di Flickr!), Hunch viene definito un motore di ricerca motivazionale. In base a una serie (infinita…) di domande personali rivolte all’utente, cerca di disegnarne una sorta di profilo psicologico, in modo da poter “calcolare” la giusta risposta. Una sorta di palla di vetro di nuova generazione.
Appena entrato nel sito, il visitatore viene investito dai quesiti più disparati, fino ad arrivare a fornire 20 risposte su se stessi. A quel punto o si scrive direttamente l’argomento a cui si è interessati, oppure ce ne sono alcuni che vengono consigliati di default, probabilmente quelli a cui Hunch è in grado di fornire consigli più precisi: film o programma televisivo da non perdere, dispositivo tecnologico più adeguato, città da visitare, persino quale razza di cane si adatta maggiormente alla nostra persona.
Dopo aver scoperto che dovrei visitare il lago di Montebello (in Messico), ho usato il fatidico algoritmo come fosse una chiromante, per cui, sapendo che le domande sul lavoro di questi tempi sono retoriche, non potevo di certo non chiedere un consiglio sul tema “Love”!!
A questo punto devo decidere cosa voglio sapere: sono o non sono innamorato? Ho dimenticato davvero la mia ex? Ma con quella certa persona è amore o solo attrazione? Dovrei dirle “ti amo”? (addirittura questo può consigliarmi???)
Una volta deciso l’argomento specifico… di nuovo ci si trova di fronte a una sfilza di quesiti che fanno venir voglia di dire “ok, ok, lascia stare… lo scopro da solo!”
Comunque, se si ha la pazienza di arrivare alla fine, Hunch ci darà la tanto sospirata risposta. Via ogni dubbio. Ora sì che sapremo come agire… la cosa che manca è un ufficio reclami, in caso di consigli errati!
Di certo Hunch non farà concorrenza a Google in quanto a velocità, ma resta il fatto che questo fermento di nuove idee in materia di motori di ricerca fa respirare aria di rinnovamenti imminenti… per il grande colosso si prepara forse un periodo di allerta??
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Who watch the Watchmen?
In 5 anni di Università sono stata bombardata di nozioni di qualsiasi genere che vertevano tutte su un unico argomento: “per diventare dei buoni comunicatori dovete capire che la scrittura è un mezzo per informare e per trasmettere il proprio sapere”. Ore e ore di lezioni sulla stampa, sulla libertà di espressione in qualsiasi forma e attraverso qualsiasi mezzo, sull’etica e sulla deontologia del giornalista che, alla luce dei fatti che si leggono sui giornali sembrano argomentazioni inutili, che non si rispettano e che appaiono solo come delle mere utopie per tutti coloro che hanno la passione della scrittura.
Stamattina sul giornale ho letto che un blogger inglese è stato costretto a chiudere il proprio blog perché utilizzava un nickname per firmare i post. Un giornalista del Times, in occasione dell’Orwell Prize ha scoperto la vera identità del vincitore della sezione di scrittura politica: il poliziotto 45enne Richard Norton si nascondeva dietro lo pseudonimo di Night Jack e nel suo diario online faceva rivelazioni particolari e aneddoti sul suo lavoro (informazioni riservate che non potevano essere comunicate all’esterno) ottenendo mezzo milione di visite alla settimana.
Il blogger, per la legge inglese, doveva necessariamente rivelare la propria identità in quanto forniva informazioni di servizio, utili ai cittadini per essere a conoscenza dei fatti e, proprio per tale motivo, aveva il dovere di “citarne la fonte”. In vista di questa sentenza il blog è stato sospeso perché la volontà di Norton di scrivere in anonimato collideva con la legge che stabilisce che “in casi eccezionali non è possibile scegliere le modalità comunicative, ma occorre dare la precedenza all’interesse pubblico pertanto sono vietate qualsiasi forma di anonimato o utilizzo di nomi fittizi”.
Una chiusura forzata, e forse un po’ eccessiva, ma che fa riflettere su quanto sia controversa la legge sulla “libertà di stampa”. In Inghilterra si sospende un blog perché rivela informazioni importanti anche se in maniera “anonima”, giustificandosi dicendo che “informare è un diritto al servizio del cittadino”, in Italia si censurano siti web e si oscurano profili Facebook con l’ ”accusa di fare informazione di parte e/o fuorviante per il cittadino”. Nel nostro Paese la verità non premia, firmare un articolo “che scotta” è un rischio perché non si pensa a informare correttamente ma a salvare la pelle a coloro che ci controllano.
“Who watch the watchmen?” ripetevano di continuo i protagonisti del fumetto di Alan Moore… Credo di poter rispondere…
Luisab
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VKTRS: Karma Police dei Radiohead
Se dico Radiohead la prima canzone che viene in mente è sicuramente “Karma Police” che, seppur del 1997 è conosciuta dalla maggior parte degli appassionati di musica e non solo. La canzone, al suo esordio, ottenne subito un’inattesa acclamazione da parte della critica e in particolar modo spinse la band a sperimentare nuovi stili musicali come l’elettronica e l’ambient. Secondo singolo estratto dall’album "Ok Computer", riuscì ad arrivare primo nelle classifiche del Regno Unito e a decretare la fama del gruppo nel resto del mondo.
Il titolo della canzone deriva da uno scherzo che era frequente nella band: infatti capitava che un membro diceva all’altro che avrebbe chiamato la “polizia del karma” se avesse fatto qualcosa di sbagliato. Da qui la decisione di dar vita a una canzone in suo onore. Il video è di sicuro il più conosciuto tra tutti quelli realizzati dai Radiohead per la sua struttura narrativa. Girato dal Jonathan Glazer , già regista di “Street Spirit (Fade Out) " e noto per aver collaborato con i Jamiroquai e con i Massive Attack, ha debuttato in televisione nel 1997.
La caratteristica del clip è quello di essere stato girato tutto in soggettiva, infatti la visuale è quella del guidatore di un’automobile. Infatti il soggetto non viene mai inquadrato, né quando la macchina è ferma, né quando è in movimento. Siamo di notte e la strada è deserta. All’improvviso, dal buio compare un uomo che comincia a correre, la telecamera si sposta sul sedile posteriore e viene inquadrato il cantante Thom Yorke che canta distrattamente. Un altro stacco di macchina ci mostra l’uomo che corre raggiunto dalla macchina. L’occhio della macchina da presa arriva a guarda l’uomo in faccia, che dopo pochi attimi rallenta la sua corsa e cade a terra stanco e stremato. La macchina si ferma, l’uomo si rialza mentre l’autista compie una retromarcia allontanandosi dal soggetto che la guarda fisso. A terra una scia di benzina (persa dal serbatoio) spinge l’uomo a prendere un fiammifero dalla tasca e a lanciarlo sulla scia di benzina dalla quale parte una fiammata che raggiunge la macchina e la incendia. La telecamera si sposta di nuovo all’indietro, ma il sedile posteriore è vuoto.
Nonostante il video sia uno dei più conosciuti e amati della band secondo il regista è stato un totale fallimento in quanto definisce il suo lavoro “troppo minimalista e l’uso della telecamera troppo soggettivo”. Il suo obiettivo doveva essere quello di realizzare un prodotto da un’unica prospettiva che risultasse tanto ipnotico quanto drammatico e non crede di esserci riuscito. Nonostante tutto io considero questo video ben fatto e soprattutto lo ritengo l’emblema della musica della band inglese: un po’ misteriosi e dannati. Luisab
Dopo le elezioni un po’ dubbie in Iran di venerdì scorso - vinte con un quasi suffragio universale da Ahmadinejad - sono iniziate le proteste in piazza di giovani e non solo, per chiedere un po’ di verità in questo paese dove si va sempre più verso la dittatura. Se non verso una guerra, visto i cattivi rapporti del presidente uscente e neoeletto con gli Usa e con Israele.
La strada della libertà, quando scendere nelle strade e nelle piazze vere, significa essere caricati e uccisi dai soldati – com’ è successo lunedì quando sono state uccise 7 persone – può trovare altre vie tramite le tecnologie e internet. E grazie a queste che infatti gli accadimenti gravi, che si succedono in Iran, forse non saranno subito dimenticati.
I tanti dissidenti iraniani che vivono in esilio stanno informando il mondo di quello che succede nel proprio paese con l’ausilio di mezzi come Facebook e Twitter. I tanti semplici immigrati che vivono fuori dall’Iran si stanno muovendo con proteste in vari modi. Anche io venerdì a Londra ho assistito a una piccola manifestazione/presidio di iraniani per la libertà di stampa e di protesta, davanti al Palazzo del Parlamento inglese.
“Dopo aver imbavagliato i media stranieri (i giornalisti stranieri sembra siano stati chiusi negli alberghi), ai quali e' stata vietata la copertura delle manifestazioni, le autorita' iraniane prendono di mira il web. La Guardia rivoluzionaria, nella sua prima dichiarazione pubblica dalle proteste, ha avvertito i siti Internet e i blog di rimuovere tutto il materiale che possa "creare tensione", altrimenti dovranno affrontare un'azione legale.” (Adnkronos, oggi 17 giugno).
In questi casi la rete ci fa essere fieri di essere anche noi in mezzo, perché il tam tam di ogni blog, profilo di social network, commento, può essere utile, per far conoscere cose importanti come queste. E’ sempre il solito discorso su cui ci interrogavamo anche a proposito della legge sulle intercettazioni: la rete è libertà e controinformazione, ma quando ancora gli sarà permesso di esistere in questa forma? E possibile che nel nostro mondo tecnologico, queste stesse tecnologie, conquistate con tante scoperte scientifiche, vanto di ingegni e popoli, possano essere messe in discussione e quindi eliminate? Non bisogna mai abbassare la guardia. In Italia per la legge Bavaglio (com’ è chiamata anche la legge sulle intercettazioni), e nel mondo. Tutti in strada per l’Iran, tutti sulle strade della rete per l’Iran.
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Intercettazioni contro i blog
Per fortuna che c’è Beppe Grillo. Contro gli strali e le ingiustizie ad ogni latitudine, lui c’è. Il ribelle e lo “scassamaroni” per antonomasia c’è, anche se ultimamente anche “La Repubblica” è stata annoverata tra i nemici pubblici numero 1 per il nostro presidente del Consiglio. Questo per darvi l’idea di quanto ci voglia per finire nella black list.
Per fortuna infatti che c’è Beppe Grillo e “La Repubblica” che ci informa sulle cose in ogni loro parte. La legge sulle intercettazioni, voluta dal centrodestra (ma che era stata pensata già dal centrosinistra quando era al potere, come ci ricorda Travaglio) nella persona del ministro della giustizia Alfano - già promulgatore della legge sull’ immunità che porta il suo nome - ha una parte che interessa anche i blog e la rete in generale. Se le nuove disposizioni saranno approvate, chiunque potrà scrivere a un provider internet per chiedere di cancellare e rettificare un post, un commento, un video di un qualsiasi sito (compresi You Tube, Facebook) che secondo lui non è veritiero.
E se io blogger sfigato da 10 lettori al giorni, non cancello la notizia entro 48 ore, potrei pagare tra i 15 e i 25 milioni di vecchie lire (il testo fa riferimento ad un vecchio provvedimento sulla stampa, neanche una traduzione in termini di inflazione e moneta!). Tutti inclusi, tutti colpiti, senza nessuna differenza dovuta semmai al grado di importanza e seguito del sito o blog.
“I blog di liberi informatori come Martinelli o Byoblu chiuderanno dopo le prime multe e con loro centinaia di altri. Solo per gestire le richieste di rettifica entro 48 ore dovrei assumere 10 persone, e forse non sarebbero sufficienti. In un anno dovrei pagare probabilmente alcuni milioni di euro di multa. Una legge che non esiste neppure in Cina o in Birmania, concepita per fottere la libertà di espressione.” Così scrive Grillo in un post del 13 giugno che ha 1500 commenti (nessun commento da rettificare? Chissà).
I blog non vengono riconosciuti come testate giornalistiche ufficiali (solo alcuni), ma pagano secondo questa legge come le testate giornalistiche vere, come la carta stampata. Dopo la beffa il danno. Così muore la controinformazione, la possibilità di sapere e leggere altro rispetto a quello che ci vogliono propagare, inculcare col pensiero unico. Dopo la Carlucci che pure se l’era presa con una sua proposta di legge con la rete, adesso è la volta di Alfano. E tutto rimane fermo: Grillo urla, Ghedini lo accusa di dire cose false, qualsiasi cosa dica, qualche altro blogger parla della cosa, La Repubblica raccoglie le firme per la parte che riguarda la carta stampata e la possibilità di pubblicare le intercettazioni; e intanto il disegno di legge va avanti, tranquillamente, placidamente. L’8 luglio Travaglio - che spiega benissimo nel video sotto (in soli 38 minuti, sempre comunicativo e fruibile il vendicatore Marco!) tutta la legge Bavaglio, come già viene chiamata, tranne la parte sulla rete - ha organizzato una giornata di protesta, a Roma. Nel caldo di luglio a Roma, chissà quanta gente accorrerà e quanto eco avrà la cosa. Tutti noi blogger e lettori di blog, parteciperemo, per non finire imbavagliati! Ma speriamo che la cosa non si sciolga nella calura estiva…
“Basterà la passione ad indurre i protagonisti del cosiddetto web 2.0 a resistere anche a tale ulteriore aggressione o, questa volta, getteranno la spugna consegnando la Rete ai padroni dell'informazione di sempre?” (da un articolo di Punto Informatico)
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Twitter, prossimamente in tv...
Dal piccolo schermo al…piccolo schermo la strada non poteva che essere breve. Lo sanno bene i creatori di Twitter che, a distanza di tre anni dall’esordio in rete, già pianificano il suo futuro in tv.
Una serie di grande interattività che esalti le caratteristiche principali del famoso microblogger, ovvero l’immediatezza e la possibilità di entrare in contatto diretto con i vip. Il progetto sarebbe già sulla scrivania di due famose case di produzione, la Reveille e Brillstein che, secondo Vanity Fair, avrebbero già dato il loro placet all’iniziativa.
Un po’ perché è ancora in fase di studio, un po’ per alzare il livello di curiosità e di interesse degli utenti, c’è ancora grande mistero su quel che sarà Twitter in tv. Quel che è certo è che non sarà l’unico protagonista della serie: “Vogliamo mettere i telespettatori sulle tracce delle celebrità” hanno dichiarato i rappresentanti di Reveille e Brillstein.
Ci ha pensato Biz Stone, uno dei fondatori di Twitter, ha provato a diminuire il profilo del progetto dopo il tam-tam diffuso in rete dagli utenti. “Non c’è nessun Twitter-show ufficiale in cantiere - ha dichiarato Stone- abbiamo solo firmato un accordo non-esclusivo con le due case di produzione, in modo che possano muoversi con maggiore libertà”.
Smentite di rito a parte, il processo di rimediation dei social network inaugurato da Facebook sembra destinato ad espandersi. D’altronde proprio Facebook ha monetizzato, e tanto, dalla sua avventura al cinema. E in tempo di crisi è un aspetto da non va certo sottovalutato…