Cinema, televisione, nuovi media nell'era del web 2.0
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Il tormentone dell'estate
8 agosto. Sembra che il regno di Lucifero sia salito in terra, e che lui si stia divertendo come un pazzo a giocare con la manovella che regola la temperatura dell’ambiente. La città è popolata solo da turisti sudaticci che si muovono dietro ombrelli eretti come stendardi che indicano la via da seguire.
I pochi autoctoni rimasti bestemmiano contro i mezzi pubblici privi di aria condizionata sempre in ritardo, e sognano oasi di pace con palme, noci di cocco, mari limpidi dove immergere corpi abbronzati, meditando sulla possibilità di mollare lo stress e la frenesia della vita cittadina e aprire un bar su una spiaggia tropicale. Non temete, l’agognata settimana di ferragosto è alle porte, la settimana dove (quasi) tutta l’Italia è in ferie e affolla qualunque posto possa dargli la parvenza di relax o vacanza.
Noi di Showfarm, abituati a navigare le acque del web e delle ultime tendenze, vogliamo dire la nostra sull’argomento per eccellenza dell’estate: Il tormentone. Quale? Tutti. Talmente abituati a farci assillare dai problemi quotidiani, dalla politica incerta, dai costi delle dimore che ci levano quegli stipendi resi miseri dalla nuova moneta, non riusciamo proprio ad abbandonare i tormenti, che si ripresentano puntualmente ogni estate a ricordarci che non si può fuggire dalle angosce quotidiane.
E così ci prepariamo a partire con la valigia colma di oggetti, figli dell’inverno, di cui proprio non possiamo fare a meno. Primo fra tutti, il protagonista assoluto delle nuove tecnologie: l’ IPhone. Oggetto di culto per cui centinaia di italiani non hanno dormito la notte fra il 10 e l’11 luglio scorso, trascorsa in fila davanti ai negozi di Roma e Milano per accaparrarsi il, come definirlo?, telefonino delle meraviglie, che sbarcava dopo mesi dalla sua nascita anche in Italia. Per i fortunati che lo sfoggeranno in spiaggia con malcelata noncuranza, agitandolo in modo discreto sotto il naso dei vicini d’ombrellone, consiglio di non farsi mancare nella propria music library il tormentone musicale: “non ti scordar mai di me”, della vincitrice morale di x-factor Giusy, la Amy Winehouse de “noantri”, come si dice a Roma. La paternità sbandierata del testo di Tiziano Ferro, l’immancabile presenza della luna, della sera, della nostalgia che ci porta via e dell’ amore “solo una scia”, cantate con una voce studiata ad hoc sopra una melodia orecchiabile fanno di questa canzone una presenza che ci (in)seguirà ovunque.
Il must cinematografico dell’estate è sicuramente Batman-The dark Knight, ultima rivisitazione dell’eroe oscuro girata da Christopher Nolan. Film osannato e avvolto da misteri e maledizioni, fra cui la mia che per una serie di ragioni incomprensibili mi impedisce dalla sua uscita sul grande schermo di andarlo a vedere. Consiglio di scaricarlo da un sito di file sharing e guardarlo sul vostro Iphone o, se non volete essere arrestati, di godervelo in un’arena estiva sotto le stelle.
Se non avete questo benedetto iPhone, allora sotto l’ombrellone dovete optare per un buon libro. Tutti ne parlano, tutti lo leggono: “La solitudine dei numeri primi”, vincitore del premio strega. L’autore è Paolo Giordano, un giovane fisico che si è cimentato nella scrittura ed è diventato un caso letterario. Il libro racconta la storia di due ragazzi, Alice e Mattia, “due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero”. Un libro che cattura, che descrive con una scrittura agile e accattivante il tormento interiore dei protagonisti.
Last but not least, non dimenticate gli accessori, che completano la lista dei tormentoni dell’estate. Indossate un bikini rigorosamente spaiato e degli occhiali bianchi e grandi, da sollevare lentamente quando qualche bell’esemplare umano fa la passerella davanti ai vostri occhi. Un mojito ghiacciato raffredderà i vostri bollenti spiriti.
Vi aspettiamo a settembre per raccontarci i nostri tormentoni dell’estate!
ViolaVic
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Un digital divide da medaglia d'oro
L'8 Agosto si terrà la tanto attesa cerimonia d'apertura dei Giochi di Pechino, olimpiadi di cui si parla da tempo per svariati motivi, in primis per la situazione politico-sociale della Cina, paese ospitante. Olimpiadi che sono già state ribattezzate come "le più mediatiche della storia", in quanto verranno trasmesse sul canale Youtube in modo da raggiungere tutti quei paesi (ben 77) che non ne godranno dei diritti televisivi.
Ha senso parlare di olimpiadi multimediali in una situazione in cui il digital divide globale si attesta ancora su livelli elevatissimi? Un discorso che non riguarda soltanto problemi connessi strettamente alla tecnologia: proprio in Cina l'accesso alla rete subisce pesanti restrizioni da parte degli organi al potere, e il canale di Youtube rientra nell'elenco dei siti banditi (e quindi bloccati).
Per la durata dei giochi, quindi, verrà consentito l'accesso solamente agli organi della stampa o comunque agli addetti ai lavori; accesso che resterà negato agli oltre 200 milioni di utenti cinesi, i quali potranno eventualmente rivolgersi a cctv.com, la divisione internet della China Central Television.
La pagina web su cui poter seguire le gare trasmesse è www.youtube.com/beijing2008, attiva già dal 6 Agosto, giorno d'inizio dei primi eventi legati ai giochi, ma accessibile (tramiti filtri applicati a determinate zone geografiche) solo nelle suddette nazioni. I video saranno visibili ovviamente in differita ed avranno una durata massima di 10 minuti: clip riassuntive opportunamente confezionate per lo scopo dallo stesso comitato olimpico. E' la prima volta che il famoso canale di condivisione video, di proprietà del gigante Google, e che solitamente rema contro la fruizione televisiva, offre un servizio solitamente proprio di questi network.
Inutile forse sottolineare come l'amore per lo sport venga (come spesso ogni altra cosa, purtroppo) surclassato da interessi economici. La questione dei diritti è un affare che fa sempre gola a molti. Google ha così ufficializzato con un comunicato stampa sul sito ufficiale dei giochi olimpici l'accordo che prevede la diffusione dei video su youtube, anche se probabilmente gli accessi non raggiungeranno un numero particolarmente elevato. La maggior parte dei Paesi interessati, infatti, ha una superficie piuttosto ridotta, oltre ai problemi di accesso di natura varia a cui accennavamo: Afghanistan, Somalia, Singapore, India, Kenya, Pakistan, Zambia, Angola, Bangladesh, ecc...
Da considerare anche l'ingresso sul campo di gioco da parte della Microsoft, la quale ha siglato un accordo che le permetterà di trasmettere i filmati delle olimpiadi in streaming sui desktop Windows Vista: il servizio si chiamerà NBC Olympics on the Go, ed avrà come obiettivo la diffusione dell'ultima versione del famoso sistema operativo nonchè del software Silverlight, antagonista di Flash.
In sostanza, il digital divide probabilmente continuerà ad essere un problema presente quanto poco considerato, e l'economia resterà il motore di ogni iniziativa. Speriamo non sia il motore anche degli atleti e di poter assistere (potendo) a dei giochi olimpici all'insegna dell'amore per lo sport.
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Dirty Sexy Money
Se volete conoscere la trama della nuova serie andata in onda ieri sera su Canale 5, basta tradurre il titolo molto esplicito: sporchi attraenti quattrini . Inizialmente la nuova creatura di Craigh Wright, autore e produttore di grandi serie come Lost o Six Feet Under - a cui ruba anche il protagonista l’attore Peter Krause.- doveva chiamarsi The Darlings , dal cognome della famiglia protagonista e deus ex machina della trama. La scelta è poi andata su un titolo più “evocativo”.
La serie andata già in onda su Fox, va ora in onda in prima serata per 5 settimane (10 episodi) su Canale 5 (2.326.000 telespettatori ed il 13,26% di share nel primo episodio e 1.786.000 con l’11,53% nel secondo è il risultato di ieri sera). La trama è presto detta: riccone con 5 figli, ognuno con pubbliche virtù e privati e vergognosi vizi da non scoprire. C’è il figlio politico che ha l’amante proibita transessuale, c’è il prete con vizi e figli di troppo come “Uccelli di rovo”, c’è la starlette alla Paris Hilton che combina solo guai.
Di tutto un po’ per creare scalpore e tenere facilmente lo spettatore attaccato agli schermi. L’eroe della serie è il rigoroso avvocato Nick George. Dopo l’improvvisa morte di suo padre, avvocato di fiducia della famiglia, viene assoldato da Patrick Tripp, capostipite della ricca dinastia, a ricoprire il ruolo lasciato dal padre. Scandali, preti al limite della scomunica, matrimoni combinati, droga, arresti, politica, suicidi che spariscono dal pilot alla prima puntata effettiva (questo però per decisione del produttore più che per censura)…questi gli ingredienti della serie, banali ma per questo sempre attuali e apprezzati. Tra i protagonisti del telefilm Donald Sutherland grande padre padrone poetico nella sua dedizione al nome della famiglia e il fratello più sfigato di Alec Baldwin: William. Loro sì, i Baldwin: vera saga familiare di artisti maledetti, 2 sorelle e 4 fratelli che ne hanno combinati di guai: «Che famiglia – ha dichiarato l’attore durante la presentazione della serie al Roma Fiction Fest - ma non crediate, sono agnellini (i Darling) se paragonati ai Baldwin».
Questa dichiarazione viene smentita fin dalle prime scene della serie: sotto le note di Come With Me di Puff Daddy (che copia i Rage Against The Machine di Wake Up) si vede arrivare una limosine, subito bersaglio dei flash e delle attenzioni dei cronisti giunti per non perdersi nemmeno un istante di quello che sembra essere un imperdibile evento mondano. Nick George viene bloccato dalla security dietro le transenne, che riesce ad oltrepassare solo dopo un cenno di un Darling…eppure si tratta del funerale di suo padre (altro che evento mondano!).
Si sa, se non hai i Dirty Sexy Money, non passi!
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Italian Spiderman, il nuovo eroe di YouTube
Dimenticate le tutine nere e lucide, i muscoli tirati all’inverosimile, gli sguardi fieri e lo sfrecciare tra i grattacieli per salvare un gattino spaurito. Gli eroi della Marvel rischiano di vedere offuscata la loro luce gloriosa.
Nelle strade e nei cieli c’è un nuovo eroe patinato: Italian Spiderman.
Baffo incolto, fisico da coltivatore di vongole, sorriso beffardo, movenze imbranate, mascherina nera stile Banda Bassotti, tutina attillata che rivela senza pietà i rotolini adiposi che ingombrano la sua silhouette. Tutto è cominciato con un timido debutto sul Web. Un trailer di 3 minuti conduceva gli utenti alla scoperta di un mondo dal forte richiamo al b-movie e ai suoi tipici colori sgranati.
La citazione va ritrovata nei film polizieschi e horror degli anni ’70. In meno di un anno l’anti-eroe baffuto colleziona 2.100.000 visite, 4766 commenti, quasi 8100 voti e 14 videorisposte. Sarà stato merito della telecamera 16mm degli anni ’70, della cura maniacale per ogni dettaglio e di un profondo desiderio di dare lustro all’anti-eroe, sicuramente. Ma non solo.
I 4 studenti australiani ideatori del progetto, Dario Russo, Tate Wilson, Will Spartlis e David Ashby, hanno dato vita a questo progetto studiandone attentamente anche i retroscena e le sottotrame. Una finta casa di produzione, il misterioso ritrovamento e restauro della pellicola prodotta dall’altrettanto misterioso don Alfonso Alrugo, una sapiente diffusione su tutte le piazze del web, e il gioco è fatto.
E cosí la South Australian Film Corporation decide di finanziare i giovani ragazzi australiani con 10.000$ per la produzione di 10 episodi per il web. Da pochi giorni sono disponibili i primi dieci episodi delle avventure del nostro invincibile eroe, incoronato dal popolo di YouTube, e non dalla major cinematografiche.
 
90.000 visite a puntata sembrano un numero sufficiente per pensare a un sequel…
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Pork and Beans: tutto il web in un videoclip
Il Videoclip. Un linguaggio in continua evoluzione che si è trasformato nel corso degli anni, sperimentando nuovi modi di comunicare attraverso le immagini come nessun’ altra forma breve è riuscita a fare. I suoi genitori sono la musica e le immagini i quali, a partire dagli anni Ottanta, non hanno smesso di partorire forme sempre più originali e complesse che hanno attinto al cinema, alla tv, all’arte, alla pubblicità, allo sport, alle performance dal vivo e in studio. Ibrido per eccellenza, il videoclip nell’ultimo decennio ha raggiunto una completa autonomia stilistica, e da semplice video promozionale per una band ha conquistato vita autonoma e dignità artistica.
Per questo abbiamo deciso di creare una rubrica dedicata esclusivamente ai video musicali, cercando di analizzare la sua evoluzione e le ultime tendenze, rispolverando i videoclip dimenticati nella notte dei tempi, quelli che hanno fatto la storia del suo genere, senza dimenticare di parlare dei registi che hanno contribuito ad elevarlo a forma di comunicazione unica e originale. Il primo videoclip che ho scelto per inaugurare questo spazio è Pork and Beans dei Weezer, con il quale la band californiana ha reso omaggio al mondo del web.
Di fronte ad una finta webcam, i membri del gruppo suonano e cantano affiancati dalle star casarecce che sono diventate famose grazie al fenomeno YouTube. Ricordate Chris Crocker, il biondino che piangeva davanti alla webcam implorando il pubblico di lasciare in pace Britney Spears perché, poverina, aveva avuto dei problemi e tutti i media le davano impietosamente addosso? Beh, lui c’è, e la sua apparizione culmina in un abbraccio fraterno con Rivers Cuomo, leader del gruppo.
Presenti anche Memololly, la cliccatissima inglesina adolescente che affronta ogni tipo di questioni dalla sua cameretta, il karateka folle che si cimenta in improbabili acrobazie rischiando di spaccarsi la testa, il guinnes dei primati Mr t-shirt, che è riuscito ad indossare una sull’altra 155 magliette. E ancora, il nuovo talento musicale del web Tay Zonday, con la sua voce da baritono e Miss South Carolina, che fece parlare di sé grazie alla sua risposta sconclusionata ad un’intervista, dimostrando la sua spiccata“intelligenza”.
Non solo i Weezer citano tutti questi fenomeni del web, ma li trasformano e li rendono parte integrante della loro canzone: i personaggi cantano pork and beans insieme alla band mentre questa si diverte a creare coreografie/karaoke con le mani, come hanno fatto i FrEcle Studio in daft hands, oppure utilizzano come palcoscenico della loro performance l’esperimento della diet coke con le mentos, che provoca una reazione chimica a dir poco esplosiva. Insomma, un video davvero originale e divertente, che crea l’ennesimo connubio: quello tra il genere videoclip e Internet.
Sembra che la band ami il mondo del web e voglia continuare ad esplorare nuove possibilità espressive. Infatti è apparso in rete il singolo Turnin’ Turnin’, brano creato da Rivers Cuomo e da tutti coloro che tramite internet hanno aderito alla sua composizione. Un vero e proprio esperimento, riuscito, di “social music networking”. Chissà se qualche altro artista seguirà l’esempio dei pionieri Weezer?
ViolaVic
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Red, il colore di nessuno…tv
La tv italiana sta bene, la tv italiana sta male, c’è crisi, non c’è crisi, c’è il calo della qualità dei programmi, ma alla stessa maniera le persone che si abbonano a Sky e le altre tv satellitari aumentano, e le televisioni stesse aumentano come funghi. O almeno le presentazioni al mondo delle tv nuove, aumentano sempre più, perché poi tra una conferenza stampa e promesse di palinsesti nuovi e innovativi e la loro realizzazione vera ci passa molta acqua sotto i ponti… per non dire un’intera estate.
Perché le presentazioni di queste realtà nuove vengono fatte sempre prima delle ferie? Rai4 presentata in pompa magna anche da questo blog, si presenta con un palinsesto sperimentale user generated, che però non partirà ora, per ora solo film vecchi e telefilm d’annata: “innovativi” anch’essi? Ma in autunno state certi partirà la programmazione vera.
E' di ieri (31 luglio) la presentazione su tutti i giornali del restyling di Nessuno tv, (la tv dell’informazione libera e fatta dagli utenti), che diventerà ReD, la tv della sinistra dalemiana, moderna e con volti noti fuori dai loro consueti compiti. Bobo Craxi intervisterà i cantanti italiani, Massimo D’Alema farà i suoi discorsi alla nazione settimanalmente (sul modello dei "discorsi al caminetto" con i quali Roosevelt parlava al Paese), Folena avrà un programma tutto suo e anche Nichi Vendola.
Il direttore di Nessuno tv sul suo blog personale non smentisce o conferma, ma si preoccupa solo di precisare che l’informazione non è sempre precisa, ma NON per quanto riguarda i cambiamenti della sua creatura ma solo per smentire che : (per il nuovo canale) “Orfini e Caprara sono alle costole di Samantha (l'attrice Kim Cattrall), la più "scatenata" delle ragazze di Sex and the City. Le farà il terzo grado un personaggio misterioso. - Questa è meravigliosa –scrive Caprara commentando l’articolo di Repubblica- e ci offre l'esempio di attendibilità delle cose scritte sui giornali italiani... e c'è chi ci crede.”, cioè fa lo gnorri.
Il vicedirettore di Nessuno Tv, Mario Adinolfi, si arrabbia per queste novità che non sono state annunciate né a lui né alla sua redazione “Si dà il caso che da quaranta mesi io metta la faccia più o meno tutti i santi giorni davanti alle telecamere e insieme a me ci mettano faccia, intelligenza, fatica e qualche goccia di sudore una quarantina tra ragazze e ragazzi…guadagnando quattro spiccioli".
Tutto questo ci fa ben sperare, questo NON sarà il solito fuoco di paglia, sta davvero per nascere la vera e unica tv della sinistra italiana, che rappresenterà tutto il partito democratico…ma anche i socialisti (con Bobo Craxi)…ma “sarà aperta anche all'ala radicale uscita sconfitta dal congresso di Rifondazione ma presente nei territori e nelle regioni” (Vendola), ma anche…tutto questo sarà fatto in maniera elegante e sciccosissima come solo D’Alema può garantire. Appuntamento però a dopo l’estate, e la stagione della barca a vela…
ERRATA CORRIGE (non mia...)
IO TI HO FATTO, IO TI DISTRUGGO...sembra che Caprara abbia smentito l'articolo di Repubblica: "Nonostante abbia chiesto con insistenza di non scrivere cose che non esistono, probabilmente, è avvenuto lo stesso. Peccato, perchè questa "pubblicità" ci complicherà la vita” ma non spiega da cosa derivino queste voci, risulta per questo POCO CONVINCENTE. Tanto che Adinolfi stesso non gli crede: “Ho letto che il nostro direttore dalemiano ha smentito. Se magari la prossima volta, prima di smentire, evita di dare i virgolettati a un bravo giornalista come Goffredo De Marchis che sa fare benino il suo mestiere, ci evitiamo tutti una BRUTTA FIGURA.”
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Tim Burton, il regista delle meraviglie*
L’ex “Enfant Prodige” di Hollywood, diventato ormai un’ icona del cinema contemporaneo, ha confermato i rumors che da mesi circolavano tra fans, cinefili e internettiani: nel 2010 uscirà la sua personale visione di Alice in the Wonderland, tratta dal celebre romanzo di Lewis Carroll, adattato dalla sceneggiatrice Linda Woolverton e prodotto dalla Disney.
Chi altri avrebbe potuto realizzare un tale progetto se non lui? Tutti gli appellativi che lo hanno definito nel corso del tempo non bastano ad esaurire la sua personalità e la sua poetica: visionario, originale, neogotico, outsider, romantico, dark.
Tim Burton parla della diversità come di un valore incarnato dai suoi personaggi, emblemi della ricerca dell’ignoto, piccoli Ulisse che si spingono oltre le colonne d’Ercole della banalità del quotidiano e delle ipocrisie del mondo. Che si muovano in mondi reali o immaginari, gli antieroi burtoniani hanno una poesia e una delicatezza straordinarie con le quali affermano la loro esistenza e la loro unicità.
Così Edward The Scissorhands fa del proprio handicap un’arte, plasmando con le sue mani chiome di alberi, di casalinghe annoiate e blocchi informi di ghiaccio e la tormentata, solitaria adolescente Lydia è l’unica che riesce ad interagire con gli spiriti che infestano la sua nuova casa. Mentre l’oscuro e affascinante Batman combatte la malvagità del Joker a Gotham City, Ed Wood con encomiabile tenacia insegue il suo sogno di fare il regista, guadagnandosi il titolo di “peggior regista della storia del cinema” e Jack Skeletron prova a far capire ai mostriciattoli ed alle streghe della città di Halloween che esistono altri mondi, altre feste, altri modi di pensare. E ancora, Edward Bloom, Ichabod Crane,Victor, Willy Wonka, Sweeney Todd: l’universo di Burton è popolato da personaggi che si sono radicati nell’immaginario contemporaneo, portando alla luce attraverso atmosfere fantastiche e surreali temi profondi e attuali come il disagio giovanile, l’emarginazione, la concezione della morte, il rapporto tra genitori e figli.
Se tutte queste figure rappresentano degli alter-ego fantastici di Burton, Johnny Depp è sicuramente il suo alter ego reale. Il sodalizio artistico (e la profonda amicizia) che si è instaurato tra i due artisti con Edward mani di forbice e consolidatosi con ben sette pellicole, viene riconfermato in Alice nel paese delle meraviglie, dove il tenebroso Depp interpreterà la parte del Cappellaio Matto. Il quale, forse con un impeccabile British accent , augurerà in modo divino un “buon non compleanno” alla dolce e impertinente Alice, interpretata dall’attrice australiana Mia Wasikowska.
Non ci resta altro che addormentarci, come Alice, ed iniziare a sognare il meraviglioso mondo che Tim Burton inventerà anche stavolta, dove i normali equilibri sono alterati, le convenzioni spezzate e le immagini prendono vita con una forza prorompente.
ViolaVic
*Questo post è dedicato al prof. Mauro di Donato, al 1997 ed al suo seminario su Tim.
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Errare è umano... perseverare è Winehouse
Il suo cognome la dice lunga e, a vedere quello che sta combinando da un po’ di mesi a questa parte posso dire che le calza a pennello. In italiano significa “casa del vino” e lei è Amy Winehouse.
La 25enne di Enfield, conosciuta in Italia per la sua voce soul continua a far parlare di sé, per le sue bravate e per il suo stato di salute preoccupante. Dopo aver bistrattato le cliniche e le cure riabilitative, come nella sua canzone Rehab, ci si è trovata dentro più volte… gli scherzi del destino!
Il 2006 era stato l’anno degli scompensi alimentari,che avevano portato la cantante ad un calo di peso allucinante, il 2008 è l’anno della droga e dell’alcol.
Qualche mese fa era stata ricoverata per un enfisema polmonare, poi aveva partecipato al grande evento di Glastonbury(uno dei più famosi festival rock a livello mondiale) per festeggiare i 90 anni di Nelson Mandela e durante il concerto ha dato un pugno ad un fan che cercava di toccarla.
E solo stamattina sul giornale, nella sezione spettacolo a caratteri cubitali l’ennesimo articolo sulla Wino: dimessa dall’ospedale dopo essere stata ricoverata per droga. Inoltre, il padre della cantante in una dichiarazione affermava che questa volta non era stata colpa della figlia ma di qualcuno dei suoi amici, delle cattive compagnie che frequenta la figlia e che l’avrebbe drogata mettendo nel suo drink qualche sostanza tossica. Ci crediamo? Io dico di no…
E, nonostante tutto, continua ad essere al centro dell’attenzione dei media. Le persone sono sempre più coinvolte nel caso Winehouse, curiosi di come andrà a finire. Riuscirà la cantante a superare questo periodo di crisi?
Ma la cosa più assurda è come, una persona con dei problemi psico-fisici riesca a far parlare tanto di sé. Kate Moss e il suo ex compagno il cantante (se si può definire così) Pete Doherty hanno lanciato la moda. Adesso tutte le star li seguono a ruota, consapevoli del fatto che è più facile avere successo per le cose sbagliate che per quelle giuste: si commettono errori, se ne parla, il circuito mediatico si mette in movimento, si acquisisce fama, si guadagnano più soldi. Semplice no?!
L’errore più grande in questi casi non è il parlare di un evento in sè, ma di renderlo un fatto mediatico di interesse mondiale. La Winehouse fino ad un anno fa era poco conosciuta al grande pubblico ed è solo da poco che entrata a far parte dei racconti di vita quotidiana, facendosi classificare nella tipologia di giovane “cantante maledetta”.
La salute se ne sta andando ma il successo è assicurato.
Non voglio essere cinica ma credo che il parlarne troppo possa rivelarsi un’arma a doppio taglio. Infatti, se da un lato fa riflettere su dati atteggiamenti, dall’altro accresce sempre più il desiderio di sapere, di avere informazioni quanto più dettagliate su una persona, sia buone che cattive. L’individuo diviene un oggetto, una merce d’uso, che acquista valore in base alla permanenza sui media. Quanto più se ne parla tanto più risulta autorevole…
Allora che dire della Winehouse? Che se il suo successo è determinato dal gossip che ruota intorno alla sua salute? A questo punto mi viene da dire che è proprio così. Forse una delle massime che va tanto di moda nel mondo dello spettacolo è sapere che il prezzo da pagare per il successo è mettere a rischio la propria vita.
Magra consolazione.
Luisab
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I Robinson: una famiglia sempre in voga
Sono passati oltre vent'anni dalla prima apparizione sullo schermo (1986 in Italia) del telefilm "I Robinson", titolo originale "The Cosby Show". In questi giorni Rete 4 sta ritrasmettendo le repliche di buon mattino, e devo dire che è sempre un immenso piacere imbattersi in un tipo di televisione che ha fatto la storia e che oggi, misteriosamente, viene riproposta sempre e solo negli orari meno gettonati, quasi che le trasmissioni migliori ormai vengano considerate solamente come un buon "tappabuchi".
I Robinson sono una numerosa famiglia americana di colore che vive in un ideale mondo in cui l'integrazione razziale è finalmente una realtà. Una famiglia benestante, una casa che ha fatto innamorare qualunque spettatore (alzi la mano chi non ha sognato almeno una volta di sedersi sul mega divano del salotto dei Robinson a guardare la televisione poggiando i piedi sul tavolino), un padre ginecologo, una madre avvocato, 5 figli alle prese coi loro problemi adolescenziali, dai classici conflitti generazionali coi genitori alle difficoltà nei confronti della scuola, dell'amicizia, dell'amore. Il successo enorme di pubblico fece sì che il telefilm andasse avanti negli anni, continuando a narrare le vicende di una famiglia che si evolveva: i figli crebbero, si iscrissero al college, si sposarono, ebbero dei figli...
8 stagioni, 201 episodi, un record di ben 5 anni al vertice delle classifiche di popolarità, 6 Emmy Awards, la serie creata dal grande Bill Cosby (doppiato in Italia da Ferruccio Amendola) ha dato vita allo spin-off "Tutti al college" interpretato da Denise (la seconda figlia) ed è terminata con la tanto sudata ed insperata laurea del figlio maschio Theo.
I protagonisti hanno continuato tutti (chi con maggiore e chi con minore successo) la loro carriera televisivo-cinematografica:
Bill Cosby (Cliff, il padre) svolge tuttora la sua attività di produttore, scrittore e sceneggiatore. Ha alle spalle alcuni film (tra cui "Papà è un fantasma" e "Jack" di F.F.Coppola) e numerosi premi alla carriera.
Phylicia Ayers-Allen (Clair, la madre) ha proseguito la sua carriera come attice teatrale, aggiudicandosi un "Tony Awards" nel 2004.
Malcolm-Jamal Warner (Theo, il figlio) è oggi un regista televisivo, ha realizzato anche alcuni episodi del fortunato "Willy, il principe di Bel Air" (con Will Smith).
Tra le altre protagoniste Sabrina Le Beauf (Sondra), Lisa Bonet (Denise), Tempestt Bledsoe (Vanessa), Keshia Knight Pulliam (la piccola Rudy) c'è chi ha proseguito gli studi, chi si è sposata, chi ha avuto dei figli, chi ha lavorato come modella...tutte hanno comunque continuato a recitare.
Le leggendarie espressioni di Cliff, le interminabili liti tra Rudy e Vanessa costrette a dividere la stessa camera, le partite di basket in casa tra Theo e l'amico "scarafaggio", i ricorrenti anniversari di nozze dei genitori di Cliff...scene che ci hanno incollato allo schermo da ragazzini e che sono ormai entrate a far parte di quella memoria televisiva costruita sui telefilm importati da oltreoceano in quegli anni, episodi che ancora oggi , quando riproposti, riscuotono un grandissimo consenso di un pubblico che non può fare a meno di ritrovarsi ad essere nostalgico più che mai.
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Lo Stroncatore: Le Iene
E torniamo a parlare di cinema. Torniamo a parlare di film e registi sopravvalutati, anzi gonfiati fino all'inverosimile. Perchè ormai da qualche decennio c'è un tale vuoto di idee e soprattutto mancanza di coraggio, che quando esce un film diverso, si grida troppo spesso al miracolo.
Nel 1992 appare sugli schermi il film d'esordio di un giovane cineasta italo-americano: LE IENE (Reservoir Dogs) di Quentin Tarantino. Il buon cast (Harvey Keitel, Steve Buscemi, Tim Roth e altri) promette bene, ma quello che spinge il pubblico in sala è l'unanimità della critica: ci troviamo di fronte ad un film carico di significato, girato in modo fresco, dalla sceneggiatura “circolare” e carico di riferimenti alla Nouvelle Vague, al cinema di Hong Kong e ad un certo filone americano a volte toccato da Coppola, De Palma e Scorsese.
Nessuno si accorse della superficialità dei personaggi e della trama, della insipienza delle situazioni, delle varie scopiazzature da pellicole precedenti e dello spirito fortemente trash di tutta l'opera, con un finale così idiota, troppo idiota, da apparire a molti un momento pregno di allegorie. E così nacque un nuovo mito del cinema americano. Le conseguenze di questa consacrazione le paghiamo ancora oggi e le continueremo a pagare per molto tempo. Ormai, sulla scia del vate Tarantino, sono stati riabilitati film orripilanti, come quelli di Bruce Lee o di “er Monnezza” Tomas Milian e tante altre “opere” che per nostra fortuna non avevano superato la barriera del tempo e che oggi vendono pacchi di DVD perchè è di moda.
Certo Tarantino qualcosa di buono lo ha fatto, Pulp Fiction, per esempio, o Jackie Brown, nei quali si riesce a trovare qualche spunto divertente e interessante. Purtroppo tutto il resto, compresi i film da lui prodotti, è una congerie di volgarità, trash, fesserie, trame sconclusionate e riferimenti ad un cinema che avremmo voluto dimenticare. L'apoteosi viene raggiunta nei prodotti di Robert Rodriguez, suo degno compare, che raggiungono vette irragiungibili (e insormontabili) di pura nullità comunicativa. Ma il “nostro” ormai può permettersi di tutto e persino le due parti di Grindhouse (girati uno da lui e uno dal comparetto) sono state accolte con grande entusiasmo critico, anche se, finalmente, la gente s'è cominciata a stufare e molti hanno ritenuto che il prezzo del biglietto se lo potevano risparmiare.
P.S.: La parola “trash” non è un termine positivo. Letteralmente significa immondizia, rifiuto. Creare immondizia non è difficile, anzi lo fanno tutti e tutti i giorni.