Trovandomi a Milano per lavoro, ho potuto godere della settimana milanese della moda. Meraviglia! Gaudio! Goduria, l'intera città invasa da modelle o aspiranti tali o ancora da presunte tali, che scorrazzavano a piedi o in taxi scortate dai loro improbabili roadmanagers (autisti). Centinaia di individui femmine e maschi: taglia 38 per lei, 42 per lui. Centinaia di ectoplasmi ossei vaganti e orgogliosi della loro condizione fisica. Le persone al loro passaggio li ricoprivano di sguardi perplessi quanto curiosi come se volessero chiedergli :"Oilalà, ma...hai mangiato oggi"?
Approfittando della mia condizione attuale, e non temporanea spero, di vip, sono stato invitato a più di una sfilata. Armatomi di michetta (rosetta) con mortazza (delle mortadelle milanesi è ottima quella con i pistacchi) e di lattina di birra abilmente preparata per l'occasione, con tanto di papillon sulla lattina , mi sono presentato alla sfilata di Dolce&Gabbana. In passerella modelle che al posto delle cosce sfoggiavano stampelle modello Dr. House, modelli che sfilavano con passo coatto e sguardo cattivo indossando ambedue, vestiti tutti bellissimi.
La domanda lalla sorge spontanea: "Belli questi abiti, ne vorrei comperare uno, c'è la mia taglia?" mi sono sentito rispondere di no, ma la cosa che più mi ha indispettito è l'espressione ridicola assunta dal sartino gay di turno nello squadrarmi scandalizzato dalla testa ai piedi.
La spiegazione concessami è delle più aberranti; ve la porgo: "Gli stilisti disegnano i capi addosso a modelli corporei di perfezione". Di perfezione?!?! Ora, amici ed amiche lalli/e vorrei sapere che unità di misura gli stilisti italiani usano per la perfezione? Mi volete far credere che la perfezione è quella che si vede in passarella? L'80% della popolazione mondiale che si può permettere un capo d'abbigliamento firmato (griffe) mi volete dire che corrisponde a quei parametri di perfezione? Ma che stai a dì, a’ sartino! Ma ammettendo per assurdo che fosse così,chi ti dà il diritto di negare ad un "imperfetto" quale io sono, il gusto di indossare un bel capo d'abbigliamento? E' come dire che un appassionato d'arte vede un Picasso in una galleria lo vuole comprare ma si vede negare questo diritto soltanto perché non corrisponde alla perfezione fisica di cui sopra?
Amici, questa e' discriminazione razziale verso i lalli! Non mi stanchero' mai di ripeterlo. Io voglio essere come sono: sono fatti miei! Adoro la mia condizione fisica "imperfetta", la curo e la coccolo. Voglio quindi che gli stilisti producano anche taglie "comode". Voglio avere anche io il diritto di indossare un capo decisamente bello ed elegante e non essere costretto a rivolgermi esclusivamente ai negozi per ciccioni che producono nella maggioranza dei casi, diciamo la verità amici lalli, capi d'abbigliamento somiglianti sempre più a tendoni da circo.
Io voglio scegliere, ne ho il diritto. Uniamoci nella lotta amici ed amiche lalli/e.
Oppure...eheheheheehh (risata sardonica) fotografiamo alle sfilate il modello da noi scelto con il nostro telefonino cellulare. Rechiamoci dalla sora Maria, la sarta di fronte casa. Quella che ci fà l'orlo ai pantaloni, quella che ci allarga i maglioni, quella che ci ha cresciuto e che chiamava tua madre per regalargli il capo che gli avevano portato e che poi non avevano più ritirato! Si va dalla sora Maria, gli si porta la foto, andiamo a comprare la stoffa e ce lo facciamo cucire addosso al prezzo dell' 89% in meno che il sartino rifila a colei o colui che ha il corpo perfetto. Ecco! Beccate’ questo a' stilista! Alla facciaccia tua! Tie'! Ve lo consiglio vivamento. Io lo faccio da qualche tempo! E' divertentissimo e viene bene credetemi! Abbasso la perfezione!
Ah, proposito: gli "stilisti" naturalmente non sono lalli!